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The Last of Us Part II – Recensione9 minuti lettura

The Last of Us Part II _ Cover

Non è mai facile, a mio parere, recensire un gioco a cui si è legati particolarmente. The Last of Us Part II è forse il più grande esempio della mia precedente affermazione. Ho recensito, qui su SafariGames, vari titoli tripla A che ho amato, Marvel’s Spider-Man e Sekiro: Shadows Die Twice, ma che non hanno avuto lo stesso peso che ha per me The Last of Us Part II. Il motivo? È semplicissimo. L’ormai primo capitolo di questa serie è il mio gioco preferito, personalmente ritengo che la trama di The Last of Us sia tra le più belle e riuscite per un videogioco, soprattutto per quel finale che, sempre a mio parere, è il migliore della storia dei videogiochi. Detto questo, vi auguro una buona lettura, e spero con tutto il cuore che la recensione possa trasmettervi quel che quest’opera ha trasmesso a me.

Nuovo è sempre meglio?

The Last of Us Part II, già dall’annuncio, ha dovuto portarsi sulle spalle il peso di essere “il seguito di The Last of Us” e di quel finale dannatamente perfetto. In aggiunta, c’erano moltissimi margini di miglioramento per quanto riguardava il gameplay del primo capitolo. Infine, il titolo giunge, così come The Last of Us, alla fine di una generazione videoludica. Quindi aveva anche il dovere di “spingere” le nostre amate PlayStation 4 al culmine della loro potenza. Dunque, sia lato trama, sia gameplay e sia tecnico/grafico ha avuto un’enorme pressione da parte dei videogiocatori. Prima di tuffarci a capofitto nell’analisi della trama (ovviamente NO SPOILER), vi pongo una domanda: sarà riuscito a confermare le aspettative?

The Last of Us Part II _ Ellie, Joel, Tommy
Ellie, Joel e Tommy

La vendetta secondo Neil Druckmann

La trama del gioco non è di facile analisi. Per quanto il fulcro dell’opera ruoti attorno alla vendetta di Ellie, c’è molto, moltissimo altro. La penna di Neil Druckmann, scrittore e regista del gioco, è fenomenale, lo reputo uno dei migliori tre scrittori/registi nella storia dei videogames, insieme al carissimo Hideo Kojima e al “capoccia” di Quantic Dream: David Cage. L’intreccio narrativo è scritto in maniera eccezionale, con flashback che aiutano il giocatore a comprendere cosa stia facendo il protagonista e perché stia agendo in tale maniera. Un aspetto della scrittura che ho apprezzato molto, e che a memoria non ricordo essere così presente in un videogioco, è il completo coinvolgimento del giocatore che ha, insieme al protagonista, un vero motivo per andare avanti.

The Last of Us Part II _ Flashback
Uno dei tanti flashback

Solo che poi inizia la “parte 2” del gioco. Eh già, e non voglio, né posso parlarvene senza fare pesanti spoiler. Mi limiterò quindi a dire che, giocando la seconda parte del titolo, potreste arrivare a chiedervi “Ma è veramente giusto quello che sta facendo Ellie?“. E se vi doveste porre questa domanda sappiate che Neil Druckmann avrà raggiunto il suo obiettivo. Per quanto riguarda l’ultimo aspetto che mi preme di esporvi, ossia il riallacciamento al finale dell’ormai Parte I, ero inizialmente combattuto. Sono arrivato addirittura a pensare se fosse necessario un secondo capitolo. Dopo una notte in bianco a pensare, a riflettere, sono giunto a una conclusione. Guardando le due opere come un’unica entità, come suggerisce il nome (Part II), devo ammettere che va bene così, funziona, e alla grande.

Seattle post-apocalisse
Seattle dopo l’apocalisse

Divertente, vario, mai banale

Mi sto ovviamente riferendo al gameplay. Questo ha un enorme peso all’interno di The Last of Us Part II, nonostante il titolo abbia nella trama il suo punto forte. Le sequenze di gioco si suddividono principalmente in due categorie: l’esplorazione e i combattimenti. Queste non sono mai, mai stucchevoli, grazie alla struttura stessa del gioco che possiede un ritmo fenomenale, e alla varietà di entrambe le tipologie di sequenza. Infatti, nelle prime ore del gioco, siamo catapultati in quella che ha tutta l’aria di essere una open map. Possiamo girare tra gli edifici di un quartiere di Seattle liberamente, insieme al nostro companion e ad un fidato destriero. Ultimata questa prima parte, entriamo negli “standard” Naughty Dog, un lungo corridoio in cui possiamo fermarci in alcune case ed esplorare, per cercare materiali per il crafting e collezionabili. L’aspetto fondamentale, però, è che questo corridoio è clamorosamente mascherato da un level design stupefacente. Un gran miglioramento che si nota fin da subito nel level design rispetto al primo capitolo è la quasi totale eliminazione degli enigmi ambientali legati alle scale, assi di legno e pellet da prendere, spostare e posizionare. Ogni enigma ambientale, infatti, è quasi sempre unico. Anche il color-coding, i famosi dettagli gialli molto appariscenti di The Last of Us e degli Uncharted per intenderci, è stato eliminato, rendendo il tutto più realistico.

The Last of Us Part II _ Chitarra
Potremo esercitarci con la chitarra usando il touchpad, finalmente sfruttato pienamente

E i combattimenti? Vari anch’essi! Ovviamente si dividono a loro volta in scontri con infetti, che contano un paio di new-entry, o nemici umani. In realtà entra in gioco una terza opzione (e una quarta): gli scontri tra infetti e nemici umani, e anche tra nemici umani e nemici umani. Gli aspetti meglio riusciti delle sequenze di combattimento sono i molteplici approcci che si possono avere, la ludicità degli scontri e la veridicità degli stessi. Si può giocare sia completamente stealth, nascondendosi ai nemici, che facendo Rambo. Tutti e due questi approcci sono egualmente soddisfacenti da giocare. Inoltre un’IA ottima, ma non perfetta, aiuta moltissimo nell’immersione, soprattutto nei combattimenti con altri esseri umani che, ad esempio, dopo una mancata risposta da parte di qualcuno potrebbero andare in allerta e mettersi a scovare l’intruso.

The Last of Us Part II _ kill
La cruda realtà

Ultimo aspetto del gameplay che voglio sottolineare è legato ad armi e abilità. Per quanto riguarda il primo, questo segue la falsa riga di The Last of Us: poche ma buone. Ogni arma è migliorabile sotto molti aspetti presso i famosi banchi da lavoro (dopo aver lootato abbastanza pezzi di ricambio). Le modifiche sono esteticamente e sensibilmente visibili all’interno del gioco. Anche la progressione degli skill tree è simile a quella del primo capitolo della serie solo che, senza fare spoiler, cambia radicalmente una volta giunti a metà gioco.

Banco delle armi
Mentre lucidiamo un revolver…

Come spingere una console oltre il limite

Una grande fetta della critica videoludica (quasi tutta la torta in realtà) ha affibbiato a Red Dead Redemption 2 l’epiteto di “gioco generazionale”, che ha stabilito i canoni tecnici e grafici per ogni tripla A che si rispetti. Siccome Naughty Dog sforna solo tripla A che si rispettino, The Last of Us Part II eguaglia il livello tecnico-grafico di RDR 2. Ecco, l’ho detto. La resa grafica del titolo è difficile da descrivere per quanto sia bella, fotorealistica, artistica. Non stona nulla. Sembra di essere all’interno di un vero mondo post-apocalittico. Il lato tecnico non è assolutamente da meno. Qualunque aspetto, che sia il movimento di un personaggio, oppure l’animazione di apertura di un cassetto, è stato studiato minuziosamente e reso realistico. Se la scenografia ha un ruolo così importante per l’immersività, bisogna solo dare merito al comparto tecnico che ha reso possibile una presenza così imponente di oggetti su schermo.

The Last of Us Part II _ grafica
Una resa grafica spaziale!

Il solito Gustavo, e qualche chicca

Per chi non avesse capito, mi riferisco al grande compositore che ha creato le due colonne sonore dei due capitoli di The Last of Us. Uno degli elementi di successo del primo capitolo sono state proprio le musiche. In questo sequel, come nel primo d’altronde, Gustavo Santaolalla ha dato il meglio di sé. Tutti i brani della soundtrack si sposano benissimo con il gioco e amplificano le emozioni che questo suscita. Ma, parliamoci chiaro, chi si aspettava diversamente dal maestro Gustavo? Anche le canzoni di Joel ed Ellie accompagnate dalle loro chitarre sono piacevoli ed emozionanti. Ho ancora i brividi se penso alla versione di Take on me suonata da Ellie.

Chicca PS3
Toh, ma guarda, una PS3 con i primi due Uncharted e la trilogia Jak & Daxter

La grande domanda

Arrivati ormai alla fine di questa recensione, come anche dopo aver finito il gioco, mi ritrovo a domandarmi: “Ma Part II ha superato il primo?“. Se parliamo esclusivamente di gameplay e comparto tecnico/grafico la risposta è semplice: . Ogni pecca, ogni meccanica stucchevole, è stata migliorata esponenzialmente o eliminata. Per quanto riguarda la grafica ed il lato tecnico, la risposta è ancora più ovvia. Ma la trama? Per quanto sia affascinante, emozionante e ricca di colpi di scena (fin dall’inizio), è migliore rispetto a The Last of Us? Beh, giocate il gioco, godetevi ogni singolo attimo, e traetene voi le conclusioni…

The Last of Us Part II: la miglior esclusiva PS4

È difficile riassumere The Last of Us Part II in pochissime parole. Trama, gameplay, comparto tecnico/grafico e musica hanno dato vita a un capolavoro più unico che raro, frutto della maturità dell'azienda Naughty Dog e dei suoi dipendenti. Lo inserisco tra quella manciata di videogiochi cui vorrei perderne memoria per riviverli come se fosse la prima volta.

9.7
The Last of Us Part II:
9.7
The Last of Us Part II – Recensione9 minuti lettura ultima modifica: 2020-06-26T09:30:00+02:00 da Fcfrank

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