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The Last Campfire – Recensione3 minuti lettura

The Last Campfire - Copertina

Recensione di The Last Campfire, versione PS4. La copia del gioco è stata gentilmente fornita da Hello Games.

Una nuova sfida per Hello Games

Dopo No Man’s Sky, il piccolo team di sviluppo britannico ha deciso di lanciarsi in una nuova IP. The Last Campfire è il risultato delle fatiche della software house durante questi ultimi anni.

Una storia semplice, ma piena di significato

Il gioco ci narra di un Ember rimasto intrappolato in un luogo misterioso, a lui sconosciuto: una foresta magica. Lo scopo del gioco, dunque, è tra i più intuitivi: fuggire. Proprio all’inizio, però, veniamo anche a sapere che non siamo gli unici ad aver subito la stessa fine. La nostra volontà di aiutare tutti gli altri Ember smarriti sarà l’unico modo per proseguire.

The Last Campfire _ 1

A parte un piccolo colpo di scena finale, che mi guardo bene dallo spoilerarvi, la trama risulta molto semplice, ma comunque godibile. Leggendo tra le righe, però, nasconde ben altro. Vengono affrontate tematiche quali la speranza, la perdizione e la solitudine (Dante, sei tu?). Il risultato cui probabilmente miravano i creatori era proprio quello di far riflettere il giocatore una volta terminato il titolo. Con me ci sono riusciti.

Un mondo tutto da scoprire

Il gameplay del gioco è composto da due macro-sezioni: gli enigmi e l’esplorazione. La mappa è suddivisa in zone da “completare”, all’interno delle quali ci sono gli enigmi ambientali e dei collezionabili, ossia pagine del diario del viaggiatore. All’interno di ogni macro-area dovremo trovare gli Ember imprigionati. Per liberarli, saremo chiamati a risolvere i su citati enigmi. Personalmente, tranne un paio molto facili, e uno piuttosto arduo, li ho trovati complessivamente molto divertenti e al giusto livello di difficoltà. Ovviamente, ogni puzzle è unico, raramente si troveranno somiglianze tra questi.

The Last Campfire _ 2

Non finisce qua, in molte zone liberare gli Ember non basta a proseguire. In molti casi ci ritroveremo bloccati in aree “di transizione”, a mo di puzzle anch’esse. Per proseguire, dovremo esplorare e recuperare degli oggetti chiave da utilizzare in determinate situazioni. Ultima chicca sulla mappa sono alcuni shortcut che si trovano in giro, facilitando il back-tracking.

Area tecnica buona, ma…

Sicuramente la prima cosa che salta all’occhio una volta tuffati nel mondo di The Last Campfire sono i 60FPS quasi sempre stabili. Sottolineo quasi perché, in corrispondenza dei caricamenti tra mappa principale e mini-mappe degli enigmi, lagghicchia un pochino troppo. Per quanto riguarda le compenetrazioni, queste sono da rivedere. Spesso e volentieri il povero Ember è rimasto incastrato, senza via di fuga. L’unica maniera per liberarsi dall’intoppo è quella di uscire e ricaricare.

Altra caratteristica che ho apprezzato e che voglio sottolineare riguarda la lingua. Il gioco è completamente in italiano, se non per l’audio che è in inglese. Sicuramente il doppiaggio è in lingua originale per una scelta stilistica, e va benissimo così.

The Last Campfire: chicchetta di Hello Games

The Last Campfire si presenta con una storia piuttosto semplice, ma ricca di spunti introspettivi e tematiche "profonde". Il gameplay a enigmi ambientali è vario in questi, garantendo un buon livello di divertimento. L'area tecnica è da rivedere un pochino, ma i 60FPS sono apprezzatissimi da un giocatore PS4 abituato ai 30/40.

7.4
The Last Campfire:
7.4
The Last Campfire – Recensione3 minuti lettura ultima modifica: 2020-09-04T11:00:00+02:00 da Fcfrank

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