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Stranded Sails – Explorers of the Cursed Islands – Recensione

STRANDED SAILS
Tempo di lettura: 4 minuti

Recensione di Stranded Sails basata sulla copia gentilmente fornita da Terminals.

Una semplice avventura tra i mari del sud.

Da sempre il genere avventuroso è uno dei preferiti dagli utenti delle diverse forme di intrattenimento – dalla letteratura al cinema – e ancora di più lo diventa se la trama si sviluppa intorno alle avventure di un naufrago o un esploratore di un paradiso tropicale.

STRANDED SAILS

Grandi capolavori della letteratura avventurosa come Robinson Crusoe di Daniel Defoe e l’Isola del Tesoro di Louis Stevenson hanno da sempre ispirato e alimentato la fantasia di tantissimi giovani.

Se poi si aggiunge anche l’elemento piratesco, allora ti sembrerà di vivere le imprese eroiche di Sandokhan o di Capitan Jack Sparrow: tutto, così, ottiene un fascino ancora più intrigante.

È da questa idea che parte di Stranded Sails, un survival game ambientato su delle isole maledette – abitate da pirati e scheletri – nelle quali dovremo cercare di rifarci una vita dopo un disastroso naufragio.

STRANDED SAILS

Trama avvincente, ma troppo breve

La storia di Stranded Sails porta il giocatore ad immergersi fin da subito nella mente dei coloni che tra il Seicento e il Settecento hanno lasciato l’Europa alla ricerca di una nuova vita nel Nuovo Mondo.

Interpreteremo, infatti, un adolescente che insieme al padre e a un gruppo di coloni salpa per una nuova terra alla ricerca di una vita migliore.

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Se già affrontare l’ignoto su una nave non è certo un’impresa facile, a renderla più complicata sarà un naufragio nei pressi di un arcipelago tropicale: qui dovremo cercare di ritrovare la ciurma di nostro padre e di sopravvivere nella nostra nuova casa.

Purtroppo l’arco narrativo vero e proprio è estremamente breve e la storia abbastanza semplice, probabilmente strutturata per un pubblico piuttosto giovane; non facciamoci però condizionare da questo perché comunque la trama, per quanto breve, appare piuttosto carina.

Grafica e ambientazioni convincenti

Per quanto riguarda il comparto tecnico ci troviamo di fronte ad una scelta assai azzeccata: una grafica semplice ha permesso agli sviluppatori di rendere gli ambienti affascinanti e colorati attraverso uno stile cartoon davvero stupendo.

I colori vivaci, i giochi di luce ed ombre e la trasparenza dell’acqua rendono la grafica e gli ambienti davvero apprezzabili.

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Nota di merito va anche al reparto dei suoni che si è concentrato prevalentemente su rumori ambientali e sui suoni della natura che aiutano il giocatore a creare l’atmosfera giusta per godere al meglio dell’ambientazione.

Un survival family friendly.

Concentrando la nostra attenzione sul gioco vero e proprio è qui che sorgono alcuni piccoli problemi che potrebbero far storcere il naso ai più.

I comandi, infatti, risultano davvero semplici e basilari: la levetta analogica sinistra serve a muovere il personaggio mentre quella destra per scorrere tra i menù, aperti con i tasti Y (per l’inventario) e RB per quello di selezione rapida; tenendo premuto il tasto X potremo correre.

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Per quel che riguarda il gameplay, il gioco si struttura seguendo lo stile delle avventure survival in cui dovremo raccogliere le risorse per poter costruire e ampliare il nostro accampamento.

Per tutto il tempo saremo legati ad un’unica barra, quella della stamina che scenderà in maniera progressiva e rappresenta la fatica accumulata durante la giornata: correre, camminare, costruire, fare qualsiasi azione costa stamina, che potremo recuperare dormendo o mangiando.

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La fa da padrone lo stile del farming simulator, anche se in alcuni momenti dà l’impressione di essere una specie di puzzle, in cui più che la risorsa vada individuato il pezzo più utile. Lo sviluppo pare abbastanza lineare, senza un vero e proprio albero tecnologico da sviluppare.

Il gioco vuole sembrare, insomma, un open world in cui si ha la possibilità scegliere su cosa concentrarci, anche se spesso è il gioco stesso a dirci su cosa convogliare le energie.

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Una libertà del gioco, però, ha a che fare con la creazione di un orto: utile per la coltivazione delle materie prime, ci permetterà di creare ricette e sopravvivere senza svenimenti.

È presente, infine, anche un abbozzo di combattimento contro gli scheletri che infestano le isole maledette; ma anche qui – come per l’esplorazione, che non ha come possibilità la morte ma solo lo svenimento – rimaniamo sullo stile del contenuto appropriato ai più piccoli.

Vale davvero la pena?

Stranded Sails, tutto sommato, ottiene una sufficienza piena e forse anche qualcosa in più: non va, però, giocato con le stesse aspettative di un titolone, ma se se visto nell’ottica di quello che è (ovvero un gioco per bambini), è davvero divertente.

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Per il me dodicenne, probabilmente sarebbe stata un’avventura interessantissima: proprio per questo non credo sia giusta una stroncatura.

Il videogioco, infine, è completamente in italiano e il prezzo di 24,99 € (sul Microsoft Store) rende questo titolo davvero accessibile a tutti.

STRANDED SAILS - EXPLORERS OF THE CURSED ISLANDS

Stranded Sails: un survival game family friendly ambientato in un arcipelago tropicale tra pirati e scheletri.

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Stranded Sails:
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Stranded Sails – Explorers of the Cursed Islands – Recensione ultima modifica: 2019-11-09T13:08:02+01:00 da Neviebris

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