Recensioni Giochi PC & Console

Sekiro: Shadows Die Twice – Recensione

Recensione basata sulla copia PS4 di Sekiro: Shadows Die Twice fornita gentilmente da Activision Italia.

Miyazaki ha trovato la quadratura del cerchio?

Sekiro: Shadows Die Twice potrebbe rappresentare quello che non hanno mai avuto i Souls. In un giappone fantasy ridotto allo stremo delle forze a causa di una sanguinosa lotta interna, uno Shinobi ha il compito di riportare a casa e proteggere dalle minacce degli altri clan il giovane erede dell’Impero. Dopo una rapida infarinatura dei comandi principali e un prologo abbastanza breve, il nostro alter ego, il Lupo, viene gettato in pasto ad un mondo pieno di soldati impegnati a cercarlo per fargli fare una cosiddetta “brutta fine”.

Sekiro: Shadows Die Twice

Una storia banale? O una perla rara?

Senza fare spoiler, posso dirvi che la storia che ho giocato nella mia prima partita mi è piaciuta. “La storia che hai giocato, ma non ce n’è una sola?” Assolutamente no, sono molteplici. In realtà non rappresenta una novità in casa From Software: Dark Souls e Dark Souls 2 ne avevano 2, Dark Souls 3 ben 4 e Bloodborne 3. Tornando a Sekiro, sono stati sviluppati 4 endings differenti. Caratteristica decisamente pregevole poiché, oltre a offrire varietà nei finali, al giocatore viene data molta libertà nelle scelte che prende durante il gioco. I finali multipli giustificano anche la rigiocabilità, che stimola il giocatore al newgame +, un classico di From Software. Uno dei tanti aspetti che differisce dai titoli passati è la presenza di una narrazione meno aleatoria. In Sekiro viene spiegato quasi tutto ciò di cui il giocatore ha bisogno e in maniera abbastanza esplicita. Ma perché la storia mi è piaciuta? Innanzitutto perché è ricca di richiami agli argomenti principali dei vari Souls: non-morte, sangue e draghi. Inoltre ci sono alcuni colpi di scena veramente inaspettati. Infine la presenza di una lore criptica, che non ti spiega molto, che non incide direttamente sulla storia principale, ti spinge a cercare in giro informazioni riguardante personaggi secondari come Hanbei il non-morto, oppure Emma il cerusico. Degna di nota è la presenza di molte più cut-scenes rispetto ai titoli precedenti. Apprezzabili, seppur lente, poiché spezzano il ritmo altrimenti frenetico del gameplay.

Sekiro: Shadows Die Twice

Il pugno e la spada

Se From Software ci ha abituati in passato ad una vasta scelta di armi, in Sekiro sarà la nostra Kusabimaru, un’affilatissima katana, ad accompagnarci durante tutto il viaggio. Per uno shinobi reduce da una mutilazione la sola katana non basta. Giunge così in suo aiuto uno strumento molto particolare e intrigante: il braccio prostetico. Questo non è altro che una speciale protesi per il braccio sinistro. Speciale perché dotata di alcuni marchingegni di varia natura e con varie funzionalità. Quasi tutte le modifiche si trovano sparse per la mappa, ma alcune possono essere comprate dai mercanti. Le potenzialità del braccio meccanico possono essere sfruttate in ogni fase di gameplay: nel movimento, tramite rampino, nei combattimenti con i nemici e anche nelle boss fight. Però sta al giocatore capire quale sia l’attrezzo più adatto da usare in ogni situazione. Ogni nemico, infatti, ha i suoi punti deboli che possono essere sfruttati mediante l’utilizzo dei marchingegni del braccio meccanico. Ovviamente non abbiamo a disposizione tutti gli attrezzi insieme, ma dovremo sceglierne accuratamente tre per volta. Non finisce qui, perché il gameplay offre anche altre caratteristiche: alberi di abilità che possono essere “imparate”, potenziamenti per i marchingegni e le tecniche ninjutsu, ultime ad essere sbloccate, che sanciscono la fine del “tutorialone” ovvero della prima metà del gioco.

Sekiro: Shadows Die Twice

Resurrezione

Parlando sempre di gameplay, su Sekiro ci è concessa una seconda possibilità in caso di morte: la resurrezione. Una volta sconfitti potremo scegliere se tornare in vita o morire definitivamente e tornare all’ultimo checkpoint. Nei precedenti titoli From Software ha sempre giustificato il game over, come ad esempio in Dark Souls, attraverso l’espediente narrativo della non-morte. Lupo infatti è legato indissolubilmente al suo Signore, che lo riporta in vita per la seconda volta. E se dovessimo morire di nuovo? Il tocco geniale questa volta è legato a coloro che il protagonista incontra durante il viaggio. Viene infatti spiegato che, nonostante l’impossibilità di essere riportato in vita dal Signore, l’anima di Lupo si aggrapperà a quella di coloro con cui ha interagito, che gli permetteranno di ritornare in vita al checkpoint, o “idolo dello Scultore”.

Sekiro: Shadows Die Twice

Varietà di boss

Meritano un discorso a sé i boss di questo Sekiro. Innanzitutto bisogna distinguere due tipologie di boss: i mini boss e i boss veri e propri. Quello che li accomuna è il fattore d’attenzione, perché nessun nemico va sottovalutato, anzi, va proprio onorato. I mini boss hanno meno vita, ma non per questo sono meno pericolosi: ho passato molto tempo anche su questo tipo di nemico, studiandone movenze e tecniche di combattimento usate per poter contrattaccare in maniera vincente. Per quanto riguarda i veri boss, rappresentano la summa del pensiero From Software. Varietà e qualità sono le due parole d’ordine. I boss non sono molti, ma sono tutti diversi tra loro. Ognuno ha il proprio moveset, ha il suo modo di combattere e il suo modo di reagire ai nostri colpi. Ovviamente hanno tutti i propri punti deboli, che dovremo sfruttare per uscire vivi dallo scontro.

Sekiro: Shadows Die Twice

Una mappa aperta e dinamica

Anche Sekiro rispetta i canoni di From Software per quanto riguarda l’ampiezza e la non-linearità della mappa di gioco. Shortcut e vie secondarie per arrivare da una zona all’altra della mappa certamente non mancano, ma è stata aggiunta la possibilità di procedere nei vari livelli sfruttando il fattore altezza, utilizzando il rampino per salire su alberi o palazzi. Questa novità è molto utile perché permette di giocare in maniera stealth alcune sezioni di gioco, senza dover sempre battere quei 4-5 nemici scarsi che fanno solo perdere tempo. Ma qual’è la più grande differenza tra le mappe dei Souls e quella di Sekiro? Semplice: progredendo nel gioco questa cambierà. Ad esempio, dopo aver superato un crocevia della trama, un’intera area di gioco verrà modificata in maniera quasi radicale. Cambierà il level design, con l’aggiunta di alcuni elementi architettonici che ci spingeranno a cambiare modo di muoverci nella mappa. Cambieranno anche i nemici, che saranno più temibili.

Sekiro: Shadows Die Twice

Difficoltà? No: perfettibilità

Eccoci con la domanda da un milione di dollari: Sekiro è davvero un gioco difficile? Ormai la nomea della From Software di “creatrice di giochi difficili” è riconosciuta universalmente, ma secondo me non è così. La verità è che bisogna solo imparare a giocare ed entrare nell’ottica. Le frequenti morti sono inevitabili, soprattutto nella prima run e nelle primissime fasi di gioco. Prendiamo ad esempio me, assolutamente non un hardcore gamer. Sono riuscito a capirne le meccaniche e a morire di meno verso metà gioco, praticamente alla fine del tutorial. Quello che vuole il gioco da noi è la perfettibilità, il voler essere perfetti, giocare in maniera attenta e precisa. Una volta capito il moveset di un boss, a meno di gravi errori da parte del giocatore, questo viene battuto con “facilità”. Personalmente l’ho anche ritenuto più facile di un Souls nelle fasi di roaming, quando non siamo impegnati in un boss fight. Si riesce infatti ad evitare il contatto nemico con (forse) troppa facilità.

Sekiro: Shadows Die Twice

Le mie critiche

Ovviamente Sekiro non è il gioco perfetto, ha le sue pecche, alcune delle quali anche molto evidenti. La più lampante è un problema che From Software si porta dietro da anni, da Dark Souls oserei dire. Parlo ovviamente della gestione della telecamera e del target durante i combattimenti, specialmente nelle boss fight. Il target non riesce a tenere il passo del combattimento. Troppe volte sono stato ammazzato da questa meccanica imprecisa, un difetto ricorrente che non riesco a spiegarmi. Il secondo punto che vorrei portare alla luce è la meccanica della resurrezione. Tralasciamo un attimo il fatto che rappresenta l’idea alla base del gioco, come ho scritto prima. Parlando di gameplay, non è altro che uno specchietto per le allodole. Non offre bonus particolari, e non si può categorizzare come una “seconda opportunità”. La barra di vita è così bassa che morire almeno una volta in bossfight è quasi automatico. Altre due pecche strettamente collegate sono l’IA nemica troppo stupida e la possibilità di “rushare” troppo facilmente. I nemici, qualora dovessimo allontanarci solo un po’ dal loro range, si resettano dopo qualche secondo e smettono di cercarci quasi subito. In questa maniera diventa troppo semplice il rushing di un’area, da cui segue che il giocatore non si sente invitato ad esplorare la zona nonostante, magari, questa sia piena di oggetti da raccogliere. Un’altra nota negativa è la componente stealth non sfruttata abbastanza nel gameplay. Di sequenze silenziose vere e proprie ce ne sono solo due, anche piuttosto brevi e semplici. Forse questa caratteristica poteva essere sfruttata meglio tramite un posizionamento migliore dei nemici. Difficilmente incontreremo singoli soldati isolati che potranno essere fatti fuori uno alla volta. Spesso e volentieri saranno in due, e qualunque attaccheremo per primo, l’altro chiamerà a sé altri nemici. Infine l’aspetto grafico che, non fraintendetemi, è discreto, ma nulla di più. Probabilmente si è calcata poco la mano per mantenere il gameplay fluido ed è comprensibile.

Sekiro: Shadows Die Twice

Che perla che sei Sekiro!

From Software, staccandosi dal genere Souls-like, si è gettata in quest'action che gode di un sistema di combattimento stupefacente e gratificante per gli occhi. La storia sembra banale ma, proseguendo con l'avventura di Lupo, ci renderemo conto della profondità della narrazione che non è più criptica come un tempo. Le pecche non mancano: lo stealth poco sfruttato, un' IA nemica molto stupida e la telecamera fanno storcere il naso. Tirando le somme, Sekiro: Shadows Die Twice rappresenta sicuramente un must have per questa generazione di videogiochi.

8.7
Sekiro: Shadows Die Twice:
8.7
Sekiro: Shadows Die Twice – Recensione ultima modifica: 2019-04-09T14:25:50+02:00 da Fcfrank

Rispondi