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The Inpatient – Recensione

The Inpatient - Recensione
Tempo di lettura: 4 minuti

The Inpatient è stata una delle esperienze VR più attese. Mutato in corso di sviluppo da canonico a gioco VR, fin da subito si è mostrato tecnicamente solido e dalle meccaniche innovative. Dai creatori di Until Dawn, un nuovo thriller tutto da districare. Supermassive Games ci ha abituato a storie di grande valore, dove è il giocatore a fare la differenza.

Catapultati nella storia

Come in moltissime altre storie, si verrà introdotti alla trama con pochissimi dettagli. La sensazione di confusione e smarrimento sarà quindi molto reale, e logica conseguenza degli avvenimenti inspiegati che andremo a rivivere. Ci ritroveremo legati ad una sedia e al cospetto di un misterioso personaggio che ci scruta con particolare interesse. Da qui comincia la nostra interpretazione.

Schermata di The Inpatient

Fin da subito avremo l’opportunità di dialogare e scegliere cosa dire, ma sopratutto cosa non dire. Il sistema di selezione delle varie risposte si basa sul movimento della testa, ma sarà possibile anche pronunciare una frase specifica e rispondere in prima persona. Il riconoscimento vocale funziona molto bene, e accresce l’empatia con la critica situazione in cui versa il nostro protagonista.

Apprenderemo, attraverso i primissimi dialoghi, di essere ospiti di una struttura non ben definita. La persona che ci interpella, pare avere molta cura del nostro caso, e sarà lui ad aggiornarci sulle nostre condizioni di salute. Ben presto scopriremo di essere ospiti di un Sanatorio*, posto sulle alture e sperduto in una foresta chiamata Blackwood Pines.

Il sanatorio è un centro ospedaliero situato in zone favorevoli sia dal punto di vista climatico sia geografico e attrezzato per la cura di malattie croniche a lunga degenza, come ad esempio la tubercolosi.

L'interno del Sanatorium di Inpatient

Il sospetto

Ci troveremo quindi a recitare la parte dell’ospite/paziente delle struttura, e faremo la conoscenza di alcuni elementi del personale medico e infermieristico. Tutti apparentemente cordiali e attenti alle nostre condizioni di salute. La ragione del nostro ricovero, a detta del personale, è una quasi totale amnesia. La trama ci metterà davanti a molte scelte, dove noi avremo la totale libertà di decidere di chi fidarci, e soprattutto a cosa credere realmente.

Spessissimo il giocatore sarà portato a dubitare di tutto. Effettivamente, lo stato di amnesia mette il protagonista in una condizione di fragilità estrema. Totalmente incapace di dare qualsiasi cosa per scontata. I pochissimi dettagli in possesso, e le dichiarazioni evasive dei vari personaggi accrescono lo stato di ansia, dove tutto appare ovattato e oggetto di un bizzarro sogno crudele.

Una delle infermiere di The Inpatient

Un’infinita solitudine ci accompagnerà costantemente. L’idea di essere più prigionieri che ospiti predominerà i nostri pensieri, fino a rendere opprimenti anche le gentilezze di un infermiera probabilmente innocente. L’evolversi della trama sarà come il mutare della marea, che gonfierà pian piano fino ad esplodere in colpi di scena inaspettati, e rivelazioni incomprensibili per una mente indebolita dalla reclusione.

A spasso per il Sanatorio..

Le meccaniche che accompagnano le varie esplorazioni, sono classiche. Il movimento si può comandare attraverso il Dual Shock 4 oppure con i due Move Controller. Purtroppo l’interattività con gli ambienti e resa al minimo indispensabile, costringendo la via su “binari” piuttosto rigidi. Le aree da esplorare sono comunque abbastanza , considerando anche lo stato di forte stress durante il percorso.

Sparsi per il sanatorio, troveremo oggetti che ci causeranno dei flashback, così da darci la possibilità di ricostruire anche se in minima parte la nostra storia brandello dopo brandello.

Il medico del Sanatorium di The Inpatient

L’atmosfera è un dipinto. La struttura anni ’50 è riproposta in maniera molto credibile. Dalla scelta degli arredi agli indumenti del personale fino agli apparecchi medico-tecnologici. Il tutto funge come una macchina del tempo per farci rivivere quella magia e raccontarci la storia. Lo sviluppatore ha giocato molto sul filtro caldo tipico del periodo, contrapposto a colori freddi e acidi nelle fasi più opprimenti e spaventose. Così generando un sali-scendi emozionale molto avvincente. Tutto da vivere!

The Inpatient

Si tratta di un ‘esperienza in realtà virtuale particolarmente interessante. Ottima a livello interpretativo e di ambientazione. Da apprezzare in particolar modo la “quasi” totale assenza di facili jumpscare che fanno venire più il nervoso che altro. The Inpatient sa intrattenere senza mezzucci simili e anzi, conferisce all’esperienza un peso e una caratura psicologica innovativa per il genere. Interessante la novità dei comandi vocali, anche se non fa gridare al miracolo. Bellissimo lo studio del periodo storico che ha permesso questa spettacolare ambientazione.

Salotto di The Impatient - Particolare della luce

Purtroppo però l’avventura è corta. Seppur dalla fortissima rigiocabilità, la storia si completa in un massimo di 3 ore scarse. Questo è un tragico peccato perché le situazioni che incontreremo, ma soprattutto i personaggi, meriterebbero un approfondimento maggiore. Questo è un thriller vero e proprio, che però perde molto del suo carattere se non si conoscono i personaggi.

Inoltre manca terribilmente un approfondimento nelle relazioni con altri pazienti o elementi del personale. Nel gioco troviamo soltanto un timido abbozzo di quello che poteva essere la parte più avvincente dell’intera storia. Quali legami e attriti si possono sviluppare in una situazione tanto critica? Bhe purtroppo non lo sapremo mai …

Se non so nulla sui personaggi, mi interessa molto meno la loro sorte!

Una meraviglia incompiuta

Uno spettacolo per ambientazione. Un Thriller in realtà virtuale da non lasciarsi sfuggire. Peccato per la ridotta interattività con gli ambienti e per la scarsissima durata dell'esperienza. Non si può che rimanere un pò delusi se si ha goduto dell'esperienza di Until Dawn. Rimane un titolo valido, ma poco approfondito

6.1
The Inpatient:
6.1
The Inpatient – Recensione ultima modifica: 2018-01-23T09:00:59+02:00 da Giganico

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