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Song of Horror recensione: tra Silent Hill e Alone in the Dark6 minuti lettura

Recensione di Song Of Horror: titolo sviluppato dalla Protocol Games e distribuito su Steam dalla Raiser Games, conosciuti anche per Goat of Duty e Out of The Box. Nei panni di un giornalista, Daniel, e dei suoi compagni andremo alla ricerca di uno scrittore scomparso e della maledizione che aleggia su un misterioso carillon.

Un barlume di speranza?

Da un po di tempo a questa parte ho riscontrato un malcontento tra i miei colleghi, appassionati di survival horror come me. Con l’uscita criticata di Resident evil 3 Remake e il sopravvalutato Days Gone, di veri survival horror se ne sono visti pochi. Sul lato indie nulla di nuovo, copie di Outlast escono ogni settimana ma nessun titolo riesce a portare una ventata d’aria fresca…fino ad ora. Song of Horror si ripropone come un vero e proprio horror e riesce a riportare l’interesse sulla cura dell’ambientazione, piuttosto che il mero jumpscare.

Song of Horror: titolo

Sembra uguale ma diverso

Il sentimento più antico e puro dell’uomo è la paura dell’ignoto, ed è proprio su questa paura che si basa l’atmosfera di questo titolo. In Song of Horror non è presente il tipico assassino intento a inseguirti per tutto il tempo. Con un inno alle storie di Lovecraft, Song of Horror si immerge nelle scure acque della paura dell’ignoto, di presenze senza nome, orrori indecifrabili.

Song of Horror: la Presenza ti raggiunge

Questi scrittori sempre in mezzo ai guai

La storia parla di Daniel, un giornalista di una casa editrice famosa, e della scomparsa di uno dei suoi clienti più importati: Sebastian P. Husher. Il povero Daniel sarà dunque ingaggiato dal suo capo per indagare sulla misteriosa sparizione, iniziando così un viaggio attraverso i suoi peggiori incubi. Grazie all’aiuto di alcuni colleghi e di alcune persone direttamente collegate alla vita di Sebastian, Daniel percorrerà gli stessi passi dello scrittore in un vano tentativo di trovarlo. Tra corridoi oscuri di una casa Vittoriana e stanze dimenticate di monasteri abbandonati, riusciranno a districare il mistero che si cela dietro a una setta blasfema, colpevole di aver liberato forze al di la dell’umana comprensione. Il buio non è mai stato così vivo.

Un gameplay ben costruito

Song of Horror si sviluppa in 5 capitoli, ogni capitolo avrà un gruppo di personaggi giocabili con capacità e caratteristiche uniche. Saremo noi a scegliere con quale intraprendere il determinato capitolo. Durante il gioco però ci saranno buone possibilità di morte permanente. Una volta deceduto dovremo scegliere un’altra povera anima che raccoglierà gli oggetti lasciati da quella precedente e intraprenderà lo stesso viaggio con diverse motivazioni.

Gameplay molto semplice: ci catapulteremo in diversi edifici in cerca di indizi e segreti. Il susseguirsi di enigmi è smorzato dalla ricerca di oggetti da esaminare o combinare, un palese riferimento ai primi Resident Evil. Tutto questo mentre una presenza oscura ci pedinerà, palesandosi in momenti casuali o a seconda di quanto rumore faremo. A volte costretti a spingere porte o a trattenere il fiato davanti a creature senza forma, il nostro personaggio sarà costretto a far fronte ai suoi peggiori incubi: il buio.

Saranno le caratteristiche del personaggio giocante a rendere la situazione più affrontabile. Chi possiede più forza avrà meno fatica a trascinarsi via dall’abisso, chi ha un livello mentale più alto avrà meno difficoltà a rimanere calmo nei momenti più spaventosi. Insomma, la scelta del nostro alter ego all’inizio del capitolo potrà darci più chance nel combattere l’incubo. Non sono presenti armi, il nemico è intangibile, potrà essere contrastato solo da fonti di luce; niente scontri a fuoco se non quello dei fiammiferi.

Atmosfera da incubo

Con una visuale in terza persone e telecamere fisse, questo titolo prende spunto da celebri horror come Silent Hill e i vecchi Alone in the dark. Fantastiche riprese danno ancora più profondità all’ambiente: una grata in primo piano o una scultura deforme fanno da padroni, permettendo al giocatore di immergersi. Ricco di dettagli, ogni angolo degli edifici che si andranno a visitare sarà pregno di curiosità, ombre che si muovo saranno in agguato pronte a ghermire il povero protagonista. Grafica eccellente, pecca leggermente nei modelli umani ma nel complesso un capolavoro di dettagli. L’atmosfera è tra quelle meglio riuscite, me ne sono innamorato subito. Suoni, movimenti, sussurri tutto quanto ben inserito nel contesto.

Song of Horror: enigmi

Finalmente un Horror con la H

La sensazione che mi ha accompagnato per tutto il tempo è stata la voglia di fuggire da quell’incubo assurdo, pur sapendo che mi avrebbe seguito in capo al mondo. Ed è proprio questa l’atmosfera che dovrebbe possedere ogni horror che si rispetti. Tralasciando i survival horror e gli action horror, dare al giocatore il senso di inquietudine, l’essere costantemente sotto stress, sussultare al suono dei propri passi sono i cardini principali. Sensazioni che ormai avevo dato per perso sono tornate a galla mentre esploravo la casa degli Husher. L’attesa dello spavento è esso stesso lo spavento.

Leoni da tastiera

Complessivamente consiglio Song of Horror a chi ha amato i vecchi Resident Evil o chi ha giocato ad Until Dawn. A chi si vuole immergere in un racconto di Stephen King o a chi si sente pronto ad affrontare gli incubi di Lovecraft. Non lo consiglio a chi cerca azione o esplosioni, a chi spera di trovare un fucile a canne mozze per far saltare teste. Anche perchè è divertente pensare: se per puro caso ci trovassimo noi stessi in queste situazioni saremmo i Chris Redfield della situazione; mentre sappiamo benissimo che le cose non andrebbero allo stesso modo

Un titolo da non perdere, un horror coi fiocchi

Recensione di Song Of Horror: titolo sviluppato dalla Protocol Games e distribuito su Steam dalla Raiser Games. Una discesa nella pazzia!

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Song of Horror:
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Song of Horror recensione: tra Silent Hill e Alone in the Dark6 minuti lettura ultima modifica: 2020-06-14T17:35:52+02:00 da MattiRighi

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