Un editorialino per parlare di un’indiscrezione che sta scuotendo le fondamenta del videogaming.
2007, provincia di Roma. Un ragazzino di 9 anni circa sta soffiando all’interno del suo Nintendo DS per “far partire” la cartuccia dell’ultimissimo titolo Pokemon targato Gamefreak. Un’azione entrata presto nell’immaginario collettivo – forse anche un po’ démodé in quell’anno, i millennials già lo facevano con le cartucce dei Game Boy Advance e Color – perché pareva funzionare per davvero. Era una scemenza, sia chiaro (o forse no…), tuttavia non ce ne importava più di tanto.
19 anni dopo (accipicchia come passa il tempo) lo stesso ragazzino si rende conto che, probabilmente, dopo 6 anni di onorata carriera, la sua PlayStation 5 avrà visto sì e no 3 dischi Blu-Ray: Demon’s Souls, Star Wars Jedi – Fallen Order e Death Stranding. Allora riflette e pensa tra sé: quei 50€ di lettore fisico valgono veramente tre dischi? Forse sarebbe stato meglio comprare la versione Digital della console Sony di nona generazione. Il dubbio lo attanaglia.

E questo dubbio è stato ancor più legittimato dal rumor secondo il quale Sony sta seriamente pensando di abbandonare il supporto fisico per i suoi videogiochi. Indiscrezione poi confermata dallo stesso Sid Shuman – Sony Senior Director nel suo post su PlayStation Blog. C’è un passaggio secondo me chiave nel comunicato:
This is a natural direction for Sony Interactive Entertainment to adapt to consumer trends
Una “direzione naturale […] per adattarsi ai trend dei consumatori. Possiamo dargli torto? Proviamo a riassumere l’andamento dell’Industry in questi ultimi 20 anni:
2006-2010: dominio del fisico
All’inizio degli anni 2000 acquistare un videogioco significava quasi sempre comprare: CD-ROM, DVD, Blu-Ray e, specificamente per l’ecosistema Nintendo, cartucce. Nel frattempo, nell’ombra, cominciava a nascere Steam, così come i vari marketplace dei colossi Xbox, Sony e Nintendo che iniziarono col pubblicare demo, piccoli titoli indipendenti e DLC.
2011–2015: il PC è digitale
Steam in questi anni diventa lo standard de facto per il gaming su PC. Anche sulle console aumentarono gli acquisti online grazie al miglioramento delle connessioni Internet e alla maggiore diffusione degli store digitali, pur mantenendo il supporto fisico un ruolo predominante.

2016–2020: l’equilibrio
Il mercato raggiunge un sostanziale equilibrio tra copie fisiche e digitali. L’acquisto online diviene una pratica consolidata e il modello economico dell’industria comincia ad orientarsi sempre più verso contenuti aggiuntivi, aggiornamenti e servizi digitali. Per molti editori le vendite digitali superarono per la prima volta quelle fisiche.
2021–2026: l’era del digitale
Il digitale è diventato la modalità di fruizione dominante sia su PC sia su console, mentre il supporto fisico è rimasto principalmente una scelta di collezionisti e appassionati. La distribuzione digitale offre vantaggi economici agli editori e maggiore comodità ai consumatori, ma ha anche aperto nuove questioni legate alla proprietà dei giochi, alla conservazione del patrimonio videoludico e alla dipendenza dagli ecosistemi digitali.
Alla luce di tutto ciò, rimangono sicuramente molti detrattori di questo sistema di fruizione dei contenuti videoludici: collezionisti su tutti, ma anche i vari tuttologi che si sono specializzati in diritto digitale che millantano il non possedimento dei titoli se fruiti tramite piattaforme come Xbox Game Pass o PlayStation Plus.

Ora voglio sapere la vostra, è giusto iniziare a dismettere il supporto fisico? Oppure siete collezionisti e volete avere le copie fisiche dei vostri amati videogiochi a casa? Fatemelo sapere sul gruppo Telegram di SafariGames!