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Phoenix Point: recensione contro il Pandoravirus6 minuti lettura

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Phoenix Point vs Pandoravirus

Phoenix Point carro

Lo studio Snapshot Games è sconosciuto ai più. Esso ha alle spalle pochi anni di vita, essendo stato fondato nel 2013. Cosa li abbia spinti a sviluppare Phoenix Point chiedendo aiuto agli utenti con la piattaforma Fig, uno strategico con il sistema di combattimento a turni, però è presto detto. Uno dei due fondatori è Julian Gollop che, nel lontano 1994, diede vita a UFO: Enemy Unkown, conosciuto anche come X-COM: UFO Defense. Da li il passo è più breve di quel che sembra, fino al 2001 usciranno altri cinque capitoli della serie tattica per poi perdersi nelle menti degli utenti. Nel 2012 Firaxis Games, toglie il trattino ed esce con un remake-reboot denominato XCOM: Enemy Unknown. Il gioco fa incetta di premi e conquista critica e pubblico. Nel 2016 è il turno di XCOM 2 e l’anno successivo della sua espansione, War of the Choosen. Ad oggi il punto di riferimento del genere.

esplosione Phoenix Point

Pandoravirus

Anche Phoenix Point è possibile inserirlo nella categoria remake-reboot dei sopra citati, ma ovviamente cambiamenti e migliorie non possono mancare, ma gira e rigira concettualmente siamo sempre lì. Il Pandoravirus, che muta umani e animali in esseri con molte similitudini con pesci e crostacei, crea creature dall’aspetto simili alle visioni di Lovecraft e una volta scoperto ha portato l’umanità sull’orlo dell’estinzione. Questo virus ha il controllo totale degli oceani e si sta spingendo con sempre più foga verso le terre emerse a caccia di altri soggetti da trasformare. Ovviamente non tutto è perduto e tre fazioni si scontrano per sgominare i mostri e gli avversari. Distaccato da loro c’è il giocatore a capo del Progetto Phoenix. Durante il gioco sarà possibile stringere alleanze con gli schieramenti, eseguendo missioni per conto loro, questo porterà anche a finali diversi in base alla fazione scelta.

mappa Phoenix Point

L’ultima fortezza

Le tre fazioni sono i classici clichè ovvero: I Discepoli di Anu, gli evoluzionisti che credono che bisogna superare l’essere umano e creare degli ibridi umani-alieni; New Jericho, i militaristi che alle parole preferiscono la supremazia delle armi; Synedrion, coloro che credono che la superiorità tecnologia sia il futuro. Gli ideali in cui credono è anche il secondo fronte di battaglia, nessuno è disposto a cedere e lo scontro tra gli ultimi sopravvissuto e i mutanti arrivati dal mare è sempre più sanguinolento. Il compito del giocatore sarà quello di cercare di debellare il virus e nel bene o nel male fare avanzare una delle tre fazioni. Tutto questo è solo la parte diplomatica di Phoenix Point, sicuramente non il cuore del gioco.

mira Phoenix Point

Dietro ai muri

Il fulcro è basato sulle battaglie. Esse funzionano come un qualsiasi gioco con lo stesso stile di combattimento, sia esso XCOM o la fusione tra Super Mario e i Rabbids. Un piccolo gruppo di soldati si ritrova nel luogo dell’azione, potrà spostarsi quasi liberamente per tutta la mappa, sparare, nascondersi, restare di guardia. La possibilità di essere artefici del proprio destino, finché durano i punti azione. Questo è il primo cambiamento nel sistema di combattimento, non sono presenti precisi punti movimento e altrettanto precisi punti azione, essi sono fusi insieme. Se un soldato è nella posizione ideale e non necessita di muoversi può usare il suo turno per sparare più volte.

tana Phoenix Point

Mira alla testa

Altra meccanica aggiunta, e molto interessante, è il sistema di mira. Esso diventa complementare al solito sistema, ma garantisce una sterzata in termini di gameplay. Infatti, sarà possibile mirare liberamente in qualsiasi zona del corpo del nemico, che, grazie ai danni localizzati permette di avvantaggiare il giocatore e di aumentare le scelte a disposizione. Il funzionamento è simile al sistema VATS della serie fallout e, nonostante nelle prime ore di gioco non sia indispensabile il suo utilizzo, nel proseguimento sarà il miglior alleato presente nel campo di battaglia. Ad aiutare nell’apprendimento del sistema di mira sono i nemici. Molti di essi sono equipaggiati di scudo, oppure di un lanciagranate che, soprattutto il secondo, possono essere fatali se non bloccati il prima possibile. Grazie a questo meccanismo, spariscono le amate-odiate percentuali di colpire, mentre balistica e tutte le altre caratteristiche delle armi restano invariate.

Serve una limata

Graficamente Phoenix Point non è niente di eccelso, si poteva fare di più così come di meno. Lo studio Snapshot Games non è così numeroso da potersi spingere oltre e, giustamente, hanno utilizzato le risorse per il gameplay. Le mappe, nonostante siano procedurali, sono molto ripetitive. Anche il lato narrativo è molto povero, tutto viene passato da testi e i pochi filmati sono statici. Ma è nel lato gestionale che si riscontrano processi antiquati che potevano tranquillamente essere semplificati. Per esempio il rifornire di munizioni i soldati prima di entrare in battaglia, oppure dover esplorare un luogo sconosciuto anche quando poi si scopre che è una cittadella alleata. Ma il gioco è un po’ tutto così, ha tante buone idee ma sono tagliate grossolanamente, per superare i diretti avversari serve una maggiore pulizia generale e una limatura di tanti passaggi superflui che rendono il titolo giocabile ma non indimenticabile.

Da migliorare

Phoenix Point è un interessante progetto che fatica a lasciarsi alle spalle meccaniche vetuste che opprimono le nuove e riuscite meccaniche di combattimento. Le creature avversarie sono ben realizzate e sembrano uscite dai libri di Lovecraft.

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Phoenix Point:
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Phoenix Point: recensione contro il Pandoravirus6 minuti lettura ultima modifica: 2019-12-18T11:00:00+01:00 da Silig

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