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Lake Ridden – Recensione

Le avventure grafiche sono un genere di videogioco che, ahimè, non ha il successo che dovrebbe avere. Sembrano ormai lontanissimi i giorni gloriosi Myst o Amerzone (giusto per citarne due). Lake Ridden, dei Midnight Hub, cerca di mettersi sulla rotta dei suoi predecessori riuscendoci però solo in parte.

Atmosfera senza immersione

Nel gioco saremo Marie, una ragazzina di 13 anni che ha accompagnato la sorella minore, Sofia, in ultimo weekend nei boschi con gli amici prima che l’estate finisca. La seconda notte di campeggio nostra sorella svanisce. Starà a noi risolvere il mistero della sua scomparsa e, come scopriremo, di quella di molte altre persone che proprio nello stesso bosco sono sparite.

Benché le premesse narrative di Lake Ridden e la sua realizzazione generale siano buone, sin dall’inizio, sarà possibile notare alcune debolezze che saranno ancora più evidenti ai veterani del genere.

Vai avanti tu che mi vien da ridere.

Prima tra tutte la completa mancanza di “suspense”. Nonostante la protagonista abbia 13 anni, sua sorella minore sia sparita nel bel mezzo della notte, il nostro vagare alla sua ricerca attraverso la “selva oscura” avviene come se stessimo facendo una tranquilla passeggiata. In nessun momento il gioco trasmette ansia o preoccupazione, e le ambientazioni ne risentono in tema di atmosfera e immersione. È ovvio che Lake Ridden non sia un survival horror o un gioco in cui l’ansia sia il tema principale, ma un minimo di coerenza narrativa avrebbe solo migliorato l’esperienza. Nonostante ciò la storia di Lake Ridden è abbastanza interessante e lascia la voglia di scoprire cosa ci sia dietro la scomparsa di tante persone. Non siamo certo davanti ad un capolavoro della narrazione (alcune parti sono abbastanza telefonate) ma, nel complesso, riesce comunque nel suo scopo.

Uno scorcio di Lake Ridden.

Enigmi con la “e” minuscola

L’altro punto che potrebbe fare storcere il naso ai più esperti del genere sono proprio gli enigmi. Solo un bassissima percentuale di questi, infatti, ci obbligheranno a “spremere le meningi” mentre la maggior parte si assesterà sulla difficoltà medio-bassa. In aggiunta a ciò, alcuni enigmi si ripeteranno, in alcuni casi fino al fastidio. Ma anche qui, come per la storia, nel complesso il gameplay funziona.

Odierete queste dannate scatole.

Non c’è molto altro da dire su Lake Ridden. Siamo davanti ad un’avventura grafica di livello medio sia per difficoltà che per elaborazione. Può rappresentare un buon punto di partenza per i neofiti di questo genere videoludico, soprattutto per l’assenza di enigmi “frustranti” come in Myst. Dall’altra parte i veterani del genere tarderanno poco a concludere l’avventura e non troveranno né il livello di sfida ne l’immersione che offrono altre avventure

Lake Ridden è, in conclusione, un buon titolo che fa il suo lavoro senza però raggiungere l’olimpo del genere.

 

Lake Ridden, un’avventura nella media

Siamo davanti ad un’avventura grafica di livello medio sia per difficoltà che per elaborazione. Può rappresentare un buon punto di partenza per i neofiti di questo genere videoludico, soprattutto per l’assenza di enigmi “frustranti” come in Myst. Se siete alla ricerca di un titolo che vi introduca al genere, questo è il gioco che fa per voi. I veterani, invece, potrebbero restare con "l'amaro in bocca".

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Lake Ridden:
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Lake Ridden – Recensione ultima modifica: 2018-05-18T11:00:14+02:00 da Arka

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