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La mia esperienza con No Man’s Sky VR

No Man's Sky VR
Tempo di lettura: 4 minuti

Siete mai stati nello spazio?

Parliamoci chiaramente: alcuni di noi sono più o meno intelligenti, più o meno atletici e in salute, ma pochi di noi avranno, nella loro vita, l’opportunità di lasciare questo pianeta (a meno di grosse sorprese). Dobbiamo rassegnarci: la maggior parte di noi non farà l’astronauta di lavoro e siamo nati troppo presto per fare viaggi spaziali in qualità di persone comuni. Quindi ovviamente la risposta è no: non siete mai stati nello spazio e chissà se mai potrete andarci, aggiungerei. Avete letto, visto e giocato opere di fantasia ambientate nello spazio, avete sognato lo spazio, sognato di scrutare nel profondo dell’immensità dell’universo in prima persona, temuto di perdervi in quel vuoto. No Man’s Sky, con la modalità VR introdotta con Beyond, vi permette finalmente di realizzare questo sogno.

No Mans Sky VR

Questo articolo, come potreste aver intuito, non è una recensione, né di No Man’s Sky Beyond, né della modalità VR. Premetto comunque che, ad onor del vero, avendo giocato su Playstation VR ho dovuto fare i conti con una risoluzione bassa e ho provato, nelle sessioni più lunghe, un fastidioso motion sickness che mi ha costretto ad interrompermi. Il gioco è giocabile e ammaliante, ma non potevo prescindere da questo problema, soprattutto per quelli di voi che soffrono il motion sickness anche nei giochi ottimizzati meglio.

No Mans Sky VR

Ansia e solitudine

L’inizio di No Man’s Sky VR è, strutturalmente, quello classico. Tuttavia in VR assume una veste del tutto nuova e diventa di gran lunga la parte più emozionante del gioco. All’inizio ci troviamo su questo pianeta strano e inospitale, con tutte le attrezzature danneggiate e le ore contate. Ansia. A questo si uniscono l’impossibilità di metterci in contatto con chiunque e l’assenza di specie intelligenti sul pianeta. Siamo soli. Questa volta però, non siamo seduti comodi sul divano, ma siamo in piedi a raccogliere risorse con il multi-tool in mano. Non possiamo controllare il telefono o distrarci: siamo dentro al gioco, su quel pianeta a raccogliere quelle risorse e questo accentua la sensazione di solitudine, ma anche di noia se vogliamo. Molto immersiva la gestione del multi-tool, che si estrae da una fondina sulla schiena.

No Mans Sky VR

In questo senso diventano molto più ansiogeni gli incontri con gli animali sconsciuti (talvolta enormi), che non sappiamo se siano pericolosi o meno, e le eplorazioni sotterranee, in cui non di rado ci si perde. Spezza un po’ questa paura la moltitudine di strumenti a nostra disposizione, che ci permette di ritrovare sempre la nave e di aprirci una strada nel terreno per ritrovare la superficie, qualora ci perdessimo.

Quanta bellezza

In mezzo a tutta questa ansia tuttavia, si coglie una bellezza straordinaria che, soprattutto nelle fasi iniziali del gioco, è incredibilmente ammaliante. I paesaggi sono gli stessi della versione base del gioco, ma cambia la percezione degli spazi e constatare le dimensioni di alcune formazioni rocciose o piante lascia davvero senza fiato. Ma vi dirò, la cosa che più colpisce in VR è lo spazio. Osservare i pianeti da fuori, vedere la loro atmosfera ed entrarci a poco a poco è la cosa che più ci dà la sensazione di essere degli esploratori spaziali.

No Mans Sky VR Spaceship

A dire il vero sulla navetta si passano anche le ore più divertenti. Ho estremamente apprezzato il modo in cui si è scelto di trasporre il controllo della navetta in VR. Si guida con due mani: con la sinistra si tiene la leva che fa da acceleratore; con la destra si tiene la cloche con cui si direziona la navetta. Sebbene la cloche sia estremamente sensibile (ma potrebbe essere il tracking del Playstation Move a dare problemi), la guida della navetta è la cosa più divertente ed immersiva del gioco: servono due mani, concentrazione e delicatezza. Per quanto riguarda le fasi con il pilota automatico invece il discorso è duplice: da una parte, come dicevamo prima, non c’è possibilità di distrarsi e fare altro nell’attesa, quindi si sperimenta un po’ di noia; dall’altra qui c’è molto di più da vedere, soprattutto se vi sporgete fuori dalla nave (tecnicamente siete compenetrati con la nave, ma al gioco sembra non interessare).

No Mans Sky VR Spaceship

Bello, ma non per tutti

Insomma, avete capito cosa penso di questa versione VR di No Man’s Sky e cosa mi ha dato. Più che un gioco è un’esperienza, ma non mi sento di consigliarlo a tutti. Anzitutto è lento e se possibile la noia di alcune fasi è amplificata dal fatto di essere incastrati in un caschetto VR. In secondo luogo le limitazioni tecniche dell’hardware, almeno su Playstation, lo castrano parecchio. Io, se aveste un visore, mi sentirei comunque di consigliarvelo, ma è un’esperienza particolarmente lenta e contemplativa

La mia esperienza con No Man’s Sky VR ultima modifica: 2019-09-06T21:00:53+02:00 da Sittingbull

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