Ogni tanto, scavando tra Reddit o le profondità di Steam, saltano fuori progetti che non puntano a seguire le mode, ma a distinguersi visivamente prima ancora che nel gameplay. Kalit è uno di questi casi.
A un primo sguardo sembra quasi un esperimento: prendere la struttura classica di un survival sandbox e fonderla con uno stile grafico che richiama i cartoni animati degli anni ’30, il cosiddetto “rubber hose”. Il risultato? Un mix che ricorda inevitabilmente Cuphead per la direzione artistica e Don’t Starve per le meccaniche di sopravvivenza.
Uno stile che fa la differenza (davvero)
Nel genere survival, dominato da estetiche realistiche o minimaliste, Kalit prova a rompere completamente gli schemi. Tutto è animato a mano in stile anni ’30, con quel movimento fluido e deformato tipico dei primi cartoni animati. Non è solo una scelta estetica: è una dichiarazione d’intenti.
Il gioco si presenta come un open world tridimensionale dove ogni elemento, dai personaggi alle creature, segue questa logica visiva. Un contrasto interessante, perché inserisce un’estetica apparentemente leggera in un contesto di sopravvivenza spesso punitivo.
Questo tipo di direzione artistica è rara nel genere e potrebbe diventare il vero elemento distintivo del progetto, soprattutto in un mercato saturo di survival simili tra loro.

Survival classico… ma con più sistemi del previsto
Dietro l’estetica “cartoon”, Kalit nasconde una struttura piuttosto ambiziosa. Il gameplay ruota attorno ai pilastri classici del genere: raccolta risorse, crafting, costruzione della base e gestione dei bisogni del personaggio.
Non si tratta però di un survival semplificato. Il gioco introduce diversi sistemi interconnessi: gestione della fame, temperatura, sanità mentale e progressione del personaggio.
Inoltre, c’è una componente che lo avvicina ad altri titoli più moderni: la cattura e gestione delle creature. Le creature non sono solo nemici, ma possono diventare alleati, contribuendo all’esplorazione, al combattimento e persino all’automazione della base.
Questo elemento aggiunge profondità, ma introduce anche un rischio: il gioco potrebbe disperdersi cercando di fare troppe cose contemporaneamente.
Terra, cielo e profondità: un mondo più grande di quanto sembri
Uno degli aspetti più interessanti è la varietà dell’esplorazione. Kalit non si limita alla superficie: include anche ambienti sottomarini, relitti da esplorare e zone più profonde che richiedono preparazione e adattamento.
Questa struttura suggerisce un mondo pensato per essere attraversato in modi diversi, anche grazie alla possibilità di costruire veicoli, dalle macchine terrestri fino a mezzi volanti o subacquei.
Se implementato bene, questo sistema può dare al gioco una dimensione più ampia rispetto ai classici survival indie. Se invece resta superficiale, rischia di essere solo un elenco di feature poco sviluppate.

Il vero dubbio: identità forte o progetto dispersivo?
Kalit ha chiaramente una direzione artistica fortissima. Ma non basta. Il problema, come spesso accade nei progetti indie ambiziosi, è capire se tutte le sue meccaniche riusciranno a convivere in modo coerente.
Survival, creature collection, costruzione, esplorazione, progressione RPG: ogni sistema aggiunge valore, ma aumenta anche la complessità dello sviluppo.
Il rischio è quello di un gioco che promette molto ma fatica a mantenere un equilibrio tra le sue parti. Un problema già visto in tanti survival sandbox.
D’altra parte, se il team riuscirà a integrare tutto in modo armonico, Kalit potrebbe diventare uno di quei titoli capaci di emergere davvero nel panorama indie.
Un progetto da tenere d’occhio (ma senza hype cieco)
Kalit è ancora in fase di sviluppo iniziale, e questo è un dettaglio fondamentale. Non siamo davanti a un prodotto finito, ma a un’idea molto chiara che deve ancora dimostrare di funzionare nel lungo periodo.
La presenza di una demo è un segnale positivo: significa che il team è disposto a mettersi in gioco e raccogliere feedback dalla community.
Ed è proprio qui che si giocherà il futuro del progetto. Perché un concept interessante può attirare l’attenzione, ma solo un gameplay solido può mantenerla.
Kalit oggi è esattamente questo: un’idea forte, con un’identità visiva rara e un sistema di gioco ambizioso. Ma è ancora tutto da dimostrare.
La vera domanda non è se il gioco sia interessante. Lo è. La domanda è un’altra: riuscirà a trasformare questa identità in un’esperienza davvero memorabile… oppure resterà uno di quei progetti che colpiscono solo al primo sguardo?

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