Il ritorno del becchino più indaffarato del mondo dei videogiochi è finalmente realtà. Ecco tutto quello che devi sapere su Graveyard Keeper 2.
Se pensavate che gestire un cimitero medievale fosse un lavoro monotono, evidentemente non avete mai provato a vendere carne di dubbia provenienza al villaggio locale o a stringere patti con asini parlanti comunisti. Lazy Bear Games ha finalmente rotto il silenzio: Graveyard Keeper 2 è in arrivo, e promette di essere ancora più assurdo, cinico e terribilmente coinvolgente del primo capitolo.
Il primo capitolo ci ha insegnato che l’etica è solo un fastidioso ostacolo tra noi e un cimitero a cinque stelle. Nel sequel, gli sviluppatori sembrano voler spingere ancora di più sull’acceleratore della gestione creativa dei cadaveri. Non si tratterà solo di scavare buche, ma di espandere un vero e proprio impero basato sull’aldilà, con nuove meccaniche di crafting che renderebbero orgoglioso qualsiasi scienziato pazzo medievale.
Cosa aspettarsi dal nuovo capitolo
Le prime indiscrezioni parlano di un sistema di alchimia riveduto e corretto, una gestione degli spazi più profonda e, naturalmente, una sfilza di nuovi personaggi strambi che avranno bisogno dei nostri servigi (o dei nostri organi di scarto). La grafica mantiene il suo stile pixel art deliziosamente macabro, ma con dettagli molto più curati e animazioni che rendono ogni colpo di vanga un piacere visivo.
Più crafting, meno morale
Il cuore pulsante del gioco rimane il suo umorismo nero. Graveyard Keeper 2 non cerca di essere un simulatore rispettoso; vuole che tu ti chieda quanto valore possa avere la pelle umana se trasformata in una copertina per un libro di preghiere. Le nuove catene di montaggio per il processamento dei “clienti” promettono di automatizzare quelle parti del lavoro che nel primo gioco risultavano un po’ troppo ripetitive.
Oltre alla gestione del terreno sacro, sembra che avremo molta più libertà nell’esplorazione delle aree circostanti. Il villaggio non sarà più solo un luogo dove vendere certificati di sepoltura, ma un ecosistema vivo (si fa per dire) con cui interagire, manipolare e, in alcuni casi, spaventare a morte.