Ghost of Yotei è finalmente arrivato sulle nostre Playstation. Sviluppato da Sucker Punch Productions e pubblicato da Sony Interactive Entertainment, sequel standalone di Ghost of Tsushima il gioco è stato rilasciato il 2 ottobre 2025 e ne siamo a dir poco entusiasti. Senza farvi correre in fondo all’articolo vi diciamo già che è un gioco eccezionale, almeno quanto lo è stato il predecessore, ma veniamo per gradi e scopriamolo con calma nella nostra recensione.

Tante novità di spessore
L’arrivo di Ghost of Yotei si incastra in un periodo a dir poco denso di uscite di altissima qualità, ma la sua natura di esclusiva (temporale) Playstation gli darà senza alcun dubbio una spinta in più nel panorama di questo autunno appena cominciato. Ho parlato di novità di spessore, ma in realtà sarebbe da dire che vi sono tantissimi affinamenti delle dinamiche a volte solo abbozzate e a volte assenti in Tsushima. La next gen non è foriera solo di un comparto grafico eccezionale, con una densità di dettagli da far impallidire Van Gogh. Finalmente vediamo l’immersività del giocatore essere frutto di un tutt’uno tra lo schermo e il dual sense: ogni passo avrà il suo feedback aptico sul pad, i suoni fuori schermo (l’estrazione della katana) risuoneranno nella microcassa nel dual sense, l’uso del touchpad è intrinseco in parecchie dinamiche di contorno (fuori da combattimenti).

Atsu è una guerriera che ha perso la sua famiglia in maniera cruenta, arrivando anche lei vicinissima alla morte. La volontà di vendetta la trasforma in una ronin solitaria, eccezionale nell’uso della katana, ma anche spaventosa quando si trasforma in on-ryo, ovvero quella forma di spettro tanto amata in Tsushima. A differenza del precedente capitolo Ghost of Yotei ci trasforma quasi subito in quel guerriero spaventoso capace di far indietreggiare i samurai ribelli di Saito. A parte questi nemici minori Atsu cercherà vendetta contro i Sei di Yotei, colpevoli in prima persona di aver distrutto la sua famiglia. L’esplorazione della nuova isola ci porterà pertanto a scontrarci contro di loro in epici combattimenti intrisi di sangue.

Esploriamo Ezo
Mi perdonerete se spesso farò rimandi al precedente capitolo di Ghost of, ma del resto il confronto è d’obbligo. Tenete conto che non è assolutamente necessario né particolarmente consigliato aver giocato Tsushima, le due storie sono separate e si passano circa 300 anni tra l’uno e l’altro. Yotei è ambientato nelle isole del nord del Giappone, dove il tempo e le palette dei colori rispecchiano un mondo dilaniato da lotte intestine tra la fazione di Lord Saito e quello dei Matsumae. Ezo corrisponde all’attuale Hokkaido, nota per il suo clima più aspro per via della latitudine più a nord. I campi oscillano al vento, guidandoci con strade di fiori bianchi, il monte Yotei ci osserva silenzioso e cupo, un pò guida per le nostre esplorazioni, un pò ambita meta per recuperare abilità e nuove capacità. Viaggiando per Ezo potremo optare per viaggi rapidi ottimizzati, utili per tagliare tempi morti. Con questo espediente torneremo alla nostra casa paterna per migliorare le nostre armi sulla fucina che fu di nostro padre, oppure per consegnare taglie con cui riscattare la valuta di gioco.

Una storia di vendetta
Come già detto in precedenza Ghost of Yotei è la storia della giovane Atsu, figlia di un fabbro che ha disertato il clan di Saito per poter creare la propria famiglia. Con l’espediente dei flashback conosceremo le origini di Atsu, ripercorreremo i momenti salienti della sua storia e la sua crescita fino a diventare On Ryu. La poesia di alcuni momenti si alternerà a scene più dure e cruente che la vita pone di fronte ad essa. A parte l’incipit guidato della prima ora poi Yotei prosegue con un ampio open world: il messaggio che ci viene dato è quello di seguire il proprio istinto, ma la strada che sceglieremo di percorrere – sia essa quella principale o quella di missioni secondarie – spesso verrà abbandonata per seguire un fumo all’orizzonte, dei bagliori di un piccolo accampamento. I vari personaggi che incontreremo saranno quasi sempre interagibili, a volte ci daranno la caccia (o saremo noi a cacciare loro) a volte ci aiuteranno. Il mondo è credibile, ampio e sopratutto crea quell’alea di sconfinatezza. La mappa è divisa a zone esplorabili, come per Tsushima, la missione principale sarà indicata con una foglia di ginko, le altre missioni in bianco. Il vento ci guiderà con un semplice sfioro sul touchpad.

Cosa dire di Ghost of Yotei
E’ evidente che Sucker Punch non ha voluto né stravolgere un sistema che funziona né rischiare con un sequel troppo collegato al precedente. Il risultato è una produzione raffinata, di quell’alta qualità che solo i titoli first party di Playstation sanno confezionarci. La storia e il sistema di progresso (in realtà molto lineare e ben integrato con l’esplorazione) appassionano, ci portano a voler scoprire senza rushare verso la destinazione. Tuttavia… si c’è un tuttavia: la sensazione è di aver fatto un lavoro di fine tuning su Tsushima, aver confezionato una storia di tutto rispetto, ma poco più. Il sistema di combattimento (ora ben più ampio grazie alle varie armi aggiunte e stili di combattimento) viene integrato con l’avvento della polvere da sparo e spesso preferito alle possibili sequenze stealth relegate al primo impatto sui gruppi di nemici e boss. Non sono elementi negativi, tutt’altro, l’unica cosa che zoppica un pò è la telecamera, spesso troppo vicina ad Atsu nascondendo alla vista possibili nemici. Scelta voluta, credo, perché dei bagliori bianchi segnalano frecce o proiettili in arrivo, però la cosa non rende appieno per me.
Tecnicamente siamo di fronte ad una gemma purissima, con qualche incertezza sui modelli, ma davvero visibile solo se ci stai a far caso. La colonna sonora poi è strepitosa, così come i doppiaggi giapponese e italiano. Io ho preferito comunque – da purista nippogamer – giocare in giapponese sottotitolato italiano, ma anche l’intepretazione e il doppiaggio per la nostra nazione è di tutto rispetto. Insomma siamo di fronte ad un capolavoro o ad un gioco caldamente consigliato? Vi direi che propendo per la seconda, ma solo perché l’asticella di Sony deve essere sempre più in alto di quella delle altre produzioni.

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