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Forgotten Fields – Recensione5 minuti lettura

Forgotten Fields

Forgotten Fields è la nuova avventura grafica di Frostwood Interactive che, qualche anno fa, diede alla luce il meraviglioso Rainswept. Saranno riusciti a produrre un titolo degno del suo predecessore? Scopritelo nella nostra recensione.

Riti di passaggio

Forgotten Fields è, in superficie, la storia di un giovane scrittore alle prese con il più classico dei blocchi creativi. Nel profondo, invece, è il racconto di un rito di passaggio, quello dall’adolescenza all’età adulta, con cui un gruppo di amici deve confrontarsi. È una storia malinconica che parla di crescita, cambio e perdita. Dell’abbandono dell’età spensierata della giovinezza per addentrarsi, più meno timorosamente, nell’età delle decisioni “serie” e della dedizione.

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La narrazione degli eventi e la rappresentazione degli stati d’animo dei personaggi avvengono alla stessa maniera di quanto visto in Rainswept, ovvero facendo uso di un’ottima sceneggiatura ed un’ottima capacità di analisi della psiche umana.

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In Forgotten Fields tornano gli scorci mozzafiato

Cambia invece il comparto grafico che passa da un low poly 2D a un low poly 3D, senza però perdere la capacità di creare scene in grado di incantare per la loro bellezza e, allo stesso tempo, di farci percepire le emozioni del momento e gli stati d’animo del personaggio attualmente sullo schermo. Cosa in cui i Frostwood Interactive sono dei maestri.

Forgotten Fields paradise

Un’eredità pesante

Eppure, Forgotten Fields impallidisce se messo a confronto con Rainswept. La storia risulta infatti molto più blanda di quella del titolo precedente, dove il dramma e le dinamiche interpersonali erano la colonna portante del gioco, capaci di colpire allo stomaco come un pugno sferrato da Chuck Norris.

Forgotten Fields landscape

Ovviamente non c’è niente di male in una trama più “leggera”: si tratta di un’altra storia, altri personaggi e altri riti di passaggio. Eppure, nel complesso, si ha la sensazione che ci si trovi davanti ad un prodotto diluito, dove le relazioni tra i vari personaggi sono accennate e non pienamente eviscerate. Il fatto poi che i temi trattati siano abbastanza cliché, non aiuta.

Forgotten Fields sea

Tra avventura grafica e racconto interattivo

Forgotten Fields più che un’avventura grafica è un racconto interattivo. Infatti a parte qualche quick time event e qualche mini-gioco, tutto quello che dovremo fare sarà seguire il flusso degli eventi, interagendo con le persone e gli oggetti che ci circondano per far sì che la trama faccia il suo corso.

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Molto interessante la scelta narrativa per la quale il racconto è diviso tra il mondo reale dello scrittore e il mondo fantastico che va man mano prendendo forma nella sua mente. Si alterneranno quindi fasi in cui ci muoveremo tra amici, familiari e luoghi della nostra infanzia, a fasi in cui controlleremo i personaggi nati dalla fantasia dell’autore, con l’obbiettivo di portare a termine il suo racconto.

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Sarà proprio questa interazione con le persone a noi care e i luoghi del nostro passato, a far sì che il personaggio riesca pian piano ad affrontare la situazione mentale in cui si trova e a superare il blocco dello scrittore.

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Qualche problema di troppo

Il vero grande problema di Forgotten Fields sono purtroppo i controlli e la telecamera. Nel primo caso, troppo spesso ci siamo ritrovati incastrati contro persone o cose, piroettando su noi stessi cercando di liberarci dell’ostacolo di turno. La telecamera non migliora l’esperienza, saltando in continuazione da una vista all’altra, attaccandosi automaticamente ad alcuni punti d’interesse dello scenario o girando vorticosamente su sé stessa. In questo senso si tratta di un passo indietro rispetto Rainswept dove tutto fluiva liscio come l’olio.

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Una melanconica conclusione

Nonostante Forgotten Fields abbia alcuni problemi tecnici come quelli qui indicati (che verranno probabilmente risolti nelle prossime patch), e nonostante sia un titolo molto meno introspettivo e profondo del precedente Rainswept, è comunque capace di regalarci momenti indimenticabili grazie soprattutto all’ottima colonna sonora e all’art design capace di creare scorci indimenticabili e mozzafiato. Come il suo predecessore, Forgotten Fields è un buon esempio di come un videogioco possa essere usato anche per affrontare dinamiche intrapersonali e psicologiche, di differente natura e complessità.

Un'avventura diluita

Sebbene in Forgotten Fields tornino alcuni elementi che resero indimenticabile Rainswept, come la capacità di creare paesaggi indimenticabili, un’ottima sceneggiatura ed un’ottima capacità introspettiva, il risultato finale risulta più blando. Si affronta il tema del rito di passaggio dall’adolescenza all’età adulta, del cambio, del “lasciar andare il passato”, senza però arrivare ai livelli di analisi psicologica del titolo precedente. La presenza di alcuni fastidiosi problemi legati ai controlli e alla telecamera fa zoppicare l’esperienza globale.

6.8
Forgotten Fields:
6.8
Forgotten Fields – Recensione5 minuti lettura ultima modifica: 2021-04-12T18:01:29+02:00 da Arka

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