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Eternity: The Last Unicorn – Recensione

Eternity The Last Unicorn LOGO

Abbiamo provato a giocare a Eternity: The Last Unicorn edito da 1C Entertainment e sviluppato da Void Studios. Dopo un primo impatto a dir poco pessimo, le cose sono pian piano migliorate…

Mai giudicare un libro dalla copertina

E in questo caso è bene non soffermarsi neppure nel primo centinaio di pagine, perché Eternity: The Last Unicorn riesce appieno nell’intento di essere deriso e insultato durante l’assente tutorial e ancor più nei primi passi nella foresta salvo poi rivelare… No, non ve lo dico ancora.

… non ho parole davvero …

L’Unreal Engine ha dato i natali a giochi immensi, a volte pieni di bug, ma comunque notevoli graficamente. Raramente i titoli indipendenti optano per questa scelta (immagino per i costi) e si buttano invece sul più flessibile Unity. Void Studios no, ha deciso di investire nel potente engine grafico, ma il risultato è davvero scadente. Compenetrazioni, texture buttate lì a casaccio, ambienti slavati.. Non vi dico il primo dungeon!

L’impatto con il primo dungeon è stato “discutibile”

Un RPG che si definisce classico

ma che in realtà nulla ha da spartire con quella definizione o quasi. Eternity: The Last Unicorn è un soulslike con combattimenti in tempo reale che si possono riassumere in “attacco veloce – veloce – forte – schivo o arretro schivando – attacco – schivo – incasso un colpo – mi curo”. E’ un action RPG piuttosto difficile, complici i movimenti un pò legnosi e qualche blocco invisibile.

Cosa c’è degli RPG classici? Forse la colonna sonora estremamente fantasy e tutto sommato piacevole. Sicuramente i mob (goblin in primis), le razze che incontreremo (il nano che beve birra in fondo al dungeon e rutta prima di rivolgersi a te è una chicca)…

Elfi, nani, goblin, UNICORNI… ODIO GLI UNICORNI!

La trama è classica, riportando nomi della mitologia norrena, quali il Vallhalla oppure l’Alfheim. La narrazione è classica con brevi, ma bellissimi intermezzi conditi di immagini e testo. Il tutto purtroppo nella sola lingua inglese. Manca l’italiano in Eternity e so già quanto sarà d’ostacolo per molti giocatori.

Un gameplay che alterna esplorazioni lineari

e dungeon difficili e con pochissimi checkpoint e ancor meno save game. Mi spiego. I primi li troverete prima di situazioni particolari (non è detto siano boss di fine livello), i save game ancor meno e saranno corredati da un simpatico goblin mercante da cui spendere i vostri cristalli in erbe curative e materiali.

Un rudimentale sistema di crafting è stato introdotto sin da subito e renderà un filo meno arduo esplorare le zone.
Per il resto che dire… In realtà dopo il primo (e anche il secondo impatto)
Eternity: The Last Unicorn inizia a coinvolgere. Il ripetere parti di dungeon, o essere mazziati dai boss è all’ordine del giorno, ma la cosa alla lunga non dispiace. Per carità la qualità grafica permane infima, le animazioni anche peggio. Eppure perché ho continuato a giocare?

Bellissime narrazioni, purtroppo solo in inglese

Non so rispondere a questa domanda, così come ancor più difficile è dare una valutazione complessiva al gioco. Obiettivamente non si arriva alla sufficienza. Sembra che si è provato a mettere assieme tanti cliché fantasy classici senza però impegnarsi a dovere su nessuno. Eppure il fattore “prima di spegnere voglio vedere come va avanti” c’è. Per una volta non chiedetemi un voto numerico. Provatelo, davvero, senza fermarvi alla sola prima impressione.

PICCOLO SPOILER: non impersoneremo solo la “bella” elfa…

Eternity: The Last Unicorn – Recensione ultima modifica: 2019-03-10T16:02:39+02:00 da Sapphire

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