Dire che questa si tratti di una recensione in corso di Crimson Desert è forse un pò riduttivo. Mai come ora mi sono trovato di fronte ad un viaggio così sfaccettato e diversificato, al contempo è la prima volta che mi trovo a voler continuare ad esplorare le terre di Pywel per quell’effetto wow che solo The Witcher 3 mi donava (e comunque solo in parte). Con questo non sto paragonando i due giochi, ma solo la realizzazione di un mondo vivo, estremamente grande nel caso di Crimson Desert e sopratutto bellissimo. Su questo punto spendiamo subito due parole per capire cosa intendo.

Un mondo da esplorare alla vecchia maniera
Quando definisco il mondo di Crimson Desert come bellissimo non lo intendo tecnicamente (almeno non solo). Se dovessi raccontarvi con una metafora come appare ai miei occhi Pywel userei quella del quadro impressionista. Se si guarda ai singoli dettagli, ai modelli degli NPC che si ripetono, se si osservano alcune cose con minuzia e ricerca del singolo si sta sbagliando… Gli scenari di Crimson Desert sono bellissimi, nel loro insieme, sono un enorme dipinto capace di mostrare più piani, avvolgerci, portarci a chiederci sempre cosa sia quella struttura, quella cittadina, quel castello che si vede a distanza. L’apice per me si è raggiunto quando salendo su una montagna da un sentiero perfettamente integrato nel costone ho rivolto lo sguardo verso il basso vedendo una cittadina con delle navi ormeggiate al largo. La tentazione di lasciar perdere la salita (che portava ad un boss di una quest principale) e svolazzare verso il mare è stata forte… come una falena attirata dalla luce Crimson Desert porta spessissimo a lasciare il sentiero “tra virgolette principale” e dico tra virgolette perché non esiste un’unica strada per raggiungere il prossimo obiettivo.

Esplorare alla vecchia maniera Crimson Desert vuol dire viaggiare alla Zelda Breath Of The Wild, non avere particolari indicazioni, a volte decidere noi stessi cosa fare, dove andare. Non ci sono zone con nemici di estrema difficoltà come avviene nei MMO, a parte qualcuna, ma difficilmente ci si arriva “in breve”. Non è suddiviso come World of Warcraft con barriere obbligate. Le montagne si scalano quando non si seguono sentieri disseminati da vecchi accampamenti. I torrenti si guadano, nei fiumi si pesca. La missione principale porta nella prima decina di ore a fare un pò di cose… una miriade di cose… ma questo non significa che siano tutte necessarie. Ho imparato a cucinare, ci sono quattro metodi differenti, a griglia, bollito ecc… ma questo – almeno per ora (sono intorno alle 30 ore abbondanti e oltre il 40% della missione principale) non è strettamente legato a necessità. Il cibo serve per curarsi in combattimento, per ripristinare lo spirito e l’energia al bisogno. Non vuoi cucinare? Non farlo, vai e compra dai mercanti. Oppure… Vuoi cacciarti le prede perché sei un crudista? Un paleodieta? Fallo, la paghi perché non ripristina la stessa salute, ma tecnicamente puoi farlo. Ma puoi anche skippare il tutto e dedicarti alla pesca, anche solo per cattura abbastanza pesci da andare a popolare una pozza d’acqua che originariamente non aveva pesci al suo interno. Pazzesco…

Ogni angolo è disseminato di vecchi manieri abbandonati, rovine e vecchie cave da esplorare. Un pò Skyrim, ma con molto meno drop. Qui va esplorato a fondo, a volte certe cose non si possono trovare perché non siamo più abituati a cercare… Siamo abituati a seguire la X sulla mappa, recuperare l’oggetto Y, uscire. Crimson Desert ha ripristinato in me quella sana curiosità spesso lasciandomi a bocca asciutta. Trovi parecchia roba inutile, che puoi rivendere o.. usare per arredare casa tua, cosa che personalmente non faccio. Non ho tempo e voglia di giocare a The Sims in CD, ma il gioco me lo permette, non mi obbliga a farlo. Al contempo sto espandendo il mio accampamento aiutando i Mantogrigio (la mia tribù simil viking da sempre in lotta con gli Orsineri che ne causano ad inizio gioco la diaspora e la successiva riunificazione a nostro compito), ma questo è una delle tante quest secondarie. Sto espandendo la mia influenza positiva sulla prima regione seguendo ogni tanto le quest dei piccoli nobili locali. Serve anche per migliorare la nostra economia, sicuramente per espandere poi le possibilità di ritrovare gli artefatti dell’Abisso che a loro volta sbloccano abilità e caratteristiche core (tre: energia spirito e forza) potenziandole. Dalla semplicità del sistema di progresso alla tracotanza delle attività e delle missioni il passo te lo decidi tu.

Crimson Desert non ti lascia andare
Le potenziali strade di Crimson Desert – di cui ho visto all’incirca solo il 30% – sono solo la punta dell’iceberg. Aver esplorato una zona, sbloccandone i dintorni e magari andando a trovare il teletrasporto per tornarvici, non è sufficiente per dire che si è esplorato. Mi ricordo in Guild Wars che esistevano dei titoli da Cartographer, era sufficiente passare in una zona per sbloccarne la conoscenza. Qui tornando due tre volte nel medesimo maniero abbandonato si potrebbe scoprire di non aver esplorato una camera segreta, individuabile solo usando la lanterna. Non comodissimo, sistema davvero croce e per niente delizia. Quando devo raccogliere oggetti da terra ancora oggi fatico a trovarli (a parte i più grossi). Se non indirizzo correttamente la lanterna verso la cassa giusta mica vedo che all’interno c’è una borsa. Le texture non aiutano, perché gli oggetti utili non sono evidenziati (e ringrazio gli sviluppatori per non aver preferito diversamente), perché questo mi obbliga davvero a esplorare, a vedere il mondo di Crimson Desert. Ed è la prima volta che rifuggo Youtube e Facebook, non voglio usare guide, al massimo condividere con pochi altri giocatori le esperienze, alla vecchia maniera.

Crimson Desert mi ha trascinato al suo interno e continuerà a farlo per svariate ore. Prima della fine dei capitoli, che terminano con uno scontro con dei boss molto soul like, si capisce da sé se si è pronti per avanzare o se è meglio andarsi a fare un altro giro per potenziarsi o capire meglio quali armi / quali elementi fisici si possano usare contro il boss stesso. Ora sono a fine titolo VI e – dopo una lunga battaglia che mi ricorda per grandezza i giochi del signore degli anelli su PS2 – mi trovo di fronte ad un boss che mi obbliga a usare l’enviroment contro di esso, non basta sconfiggerlo all’arma bianca. Ma vi dirò, perché io sono ancora solo ad un terzo (credo) della mia avventura e non voglio bruciare i tempi per parlarvene, ma al contempo non potevo non cominciare a scriverne, perché Safarigames è nato per portarvi il nostro viaggio in condivisione e Crimson Desert riesce a farlo, seppur non sia nè coop né multiplayer. Vi attendo su Telegram per due chiacchiere, delle condivisioni di segreti e zone da esplorare, divertiamoci assieme, come amici di fronte allo stesso schermo che si passano il pad, come si faceva quando internet e i social non erano la prima scelta, ma lo era trovarsi al pomeriggio a casa per poi uscire la sera. Intanto grazie Pearl Abyss, ti sono grato per avermi riportato a voler giocare per me stesso e non per scriverne una semplice recensione.
