L'editoriale dei Gamers

Death Stranding e le recensioni pilotate

Tempo di lettura: 5 minuti

Tra i tanti giochi in uscita in questo novembre non avrei mai pensato di avere tra le mani Death Stranding. L’ultima fatica di Kojima & CO era sicuramente nella lista dei miei desideri, ma a tempo debito. Le recensioni sono un arma a doppio taglio e vanno sempre viste dal punto di vista di chi scrive e saper ben leggere tra le righe. Un mio amico ha comprato senza batter ciglio il gioco al D1, convinto dai votoni dati dai maggior siti italiani, per poi rimaner profondamente deluso.

Incuriosito dalla dinamica mi sono fatto imprestare il gioco e, senza tergiversare troppo, ho cominciato ad esplorare il mondo di Death Stranding.

Non è una recensione

Questo articolo non vuole essere una recensione, ma un consiglio di come evitare di gettarsi nella mischia, comprando un gioco, seguendo la massa. Aggiungo anche che non ho ancora terminato il gioco e, storia a parte, dubito profondamente che il gameplay possa cambiare radicalmente da poco più di meta gioco in poi.

Death Stranding è un titolo carico di stile, con delle location da grande impatto che quasi sicuramente rimarranno impresse nei nostri occhi per un bel periodo. Il vagare continuo del nostro personaggio principale, seppur potrebbe sembrare dispersivo, viene supportato quindi da un level design di primo ordine. Ho volontariamente scritto dispersivo anche se per il mio amico il tutto è risultato estremamente palloso. Il motivo è semplice, mentre io mi sono fatto catturare dagli scenari e dalla storia, lui voleva andare dritto al sodo, trovandosi tra le mani una sorta di walk simulator (parole sue) con qualche scontro decisamente banale. Le mie aspettative sono state confermate, quelle del mio amico no, forse per aver letto in maniera superficiale alcune recensioni forse per gusti personali.

Quello che stona in tutto questo non è il gioco e non sono manco i gusti personali ma N testate videoludiche che, leggendo il nome di Kojima, hanno di fatto regalato voti alti senza indugio.

IGN, chi va contro corrente paga

IGN è l’esempio lampante di chi ha cercato di dare un voto molto al di sotto delle aspettative, 6.8, ed è stato massacrato da utenti imbufaliti per il voto basso. Tante persone che senza aver provato il titolo si sono scagliate contro la testata videoludica difendendo il lavoro di Kojima a spada tratta.

Questo apre due strani scenari del mondo videoludico: i volti assurdi dati dalla stampa italiana per un gioco che, a parer mio, non può andare oltre l’otto e un altro, peggiore, di essere boicottati perché si cerca di essere sinceri. Vero che la sincerità potrebbe essere letta anche per quei siti che hanno sparato voti dal nove in su ma, gioco alla mano, personalmente non ho visto il God of War del 2019. Il gioco dei Santa Monica Studio merita senza discussione tutti i voti alti del caso, Death Stranding “NI”.

Se si prende il già citato level design e atmosfera, con musiche di accompagnamento a tratti azzeccatissime, il titolo è fenomenale. A questo però dobbiamo fare fronte a delle debolezze di gameplay inaccettabili nel 2019 quasi 2020. Death Stranding a tratti manca di mordente pad alla mano e questo è un vero peccato perché rende precaria tutta l’esperienza di gioco. 

Due pesi diversi

Molte volte mi sono imbattuto su titoli osannati dalla stampa e massacrati dall’utenza e viceversa, ma Death Stranding entra in una quasi nuova categoria. La categoria protetta.

Nintendo vive da anni nel suo limbo, con giochi mediocri che vengono stranamente gonfiati da riviste che chiudono più di un occhio su limiti tecnici ed altro. La mia convinzione è che un Sea of Thieves se fosse uscito per Nintendo Switch avrebbe tranquillamente preso una media di 8 ma essendo Microsoft…
L’ultimo lavoro di Kojima invece doveva essere un capolavoro, apprezzato da tutti e quindi avere un voto di riguardo. Pena vedere la propria recensione triturata dagli utenti.

Se uno prova un gioco e non si diverte deve essere libero di esprimersi. Le critiche costruttive a riguardo saranno ben accette, ma gli insulti no. Se per mia modesta opinione Fortnite risulta poco coinvolgente sarò pur libero di scriverlo ed intavolare una discussione senza che questa degeneri.

Death Stranding, un gioco a due facce

Come da titoletto quanto proposto da Kojima Production è il volto della stessa medaglia. Da un lato avremo una potenza narrativa enorme, accompagnata da un cinematiche che sembrano uscite da un film hollywoodiano. Dall’altra un gameplay a tratti inconsistente che facilmente si trasformerà in tedio nonostante qualche trovata interessante.

Aggiungerei anche che per quanto abbia adorato i vari Metal Gear a tratti quanto proposto in Death Stranding sa di stantio. La visuale del mondo di Kojjima sembra aver perso d’impatto, sarò invecchiato io, o il mondo si è evoluto, ma alcuni elementi del gioco sapevano di già visto. Prima di essere ricoperto di insulti, perché faccio veramente fatica a incastrare Death Stranding in voti come 9 o più, vorrei dire che: Il bello della vita è confrontarsi e vedere la stessa cosa da diversi punti di vista invece che fissarsi a vederla dal nostro piccolo angolo di visuale.

Se qualcuno trovasse questo gioco come pietra miliare del mondo videoludico, contento per lui, ma il consiglio è quello di non farsi abbindolare da recensioni più o meno gonfiate per far felici pubblico o, peggio, i vari pubblisher.

Death Stranding e le recensioni pilotate ultima modifica: 2019-11-14T10:00:25+01:00 da Jena Plissken

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