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Code Vein: recensione del Souls-like in salsa anime

Tempo di lettura: 6 minuti

Recensione di Code Vein per PC.

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Un regno di sangue

Da quando è uscita la serie Souls, ogni Action-RPG ha colto a piene mani dal genere creato da FromSoftware. Negli ultimi anni tra cloni, copie e quant’altro ormai il mercato sta andando verso la sua saturazione. Code Vein fa parte di quel ristretto gruppo che non copia, ma assorbe qualche caratteristica e le importa come meglio preferisce. Nonostante alcuni elementi che difficilmente possono essere eliminati, per il resto il gioco pubblicato e sviluppato da Bandai Namco è meno complesso e meno punitivo della serie creata da Miyazaki. Per molti può essere un punto a sfavore, ma molte meccaniche rendono meno frustante esplorare il titolo, che spesso può essere un fattore vantaggioso per raggiungere una fetta di pubblico più ampia. Il gioco è disponibile per PC, PlayStation 4 e Xbox One dal 27 settembre, un anno dopo la prima data dichiarata.

La densa foschia

Code Vein è principalmente un Action, gli elementi RPG e Souls-like vengono in secondo piano. Infatti, l’unico elemento di gioco di ruolo è la possibilità di aumentare il livello pagando il numero richiesto di foschia, la “moneta” del gioco. Nessuna scelta su quali statistiche aumentare visto che vengono gestite dall’equipaggiamento. Dalla serie Soul prende la gestione del menu, la resistenza dei nemici e i vischi, ovvero l’equivalente dei falò. Oltre all’immancabile barra della vita e quella della stamina, o resistenza, che fa si che il gioco non si trasformi in un hack&slash, è presente un indicatore numerico per l’utilizzo dei doni, un sistema simile alla magia dei giochi fantasy, questi sono influenzati dai codici sanguigni, spiegati in seguito. Entrambi regalano la possibilità di giocare con il proprio stile personale. Va detto che entrambe le meccaniche sono ben integrate sia nel gameplay che nella storia raccontata.

Attraverso il miasma

La trama è ben articolata e coinvolgente, non un mero pretesto per menar fendenti a destra e manca. Riesce nell’intento di tenere incollato il giocatore fino alla fine, boss permettendo. Nonostante parta leggermente lenta, esce sulla distanza dando una grande accelerata sul finale. È ricca di colpi di scena anche se il classico perbenismo da JRPG è sempre in agguato. Per farla semplice il mondo cade vittima di un cataclisma di origini non definite. Per combattere mostri ed affini vengono creati i redivivi, esseri immortali, utilizzando un parassita. Il prezzo da pagare è la perdita di memoria e la necessità di bere sangue umano, in caso contrario si trasformeranno in corrotti, esseri in preda alla pazzia e senza speranza di salvezza. Il protagonista si sveglierà in una terra chiamata Vein e scoprirà fin da subito di avere poteri in grado di aiutare il mondo, e questo è solo l’inizio.

Dimmi chi sei

Prima di buttarsi nella mischia viene chiesto di creare il proprio alter ego virtuale tramite un potente e versatile editor, come già visto nella beta. Grazie allo stile anime adottato è possibile sbizzarrirsi nel modo più soddisfacente possibile tra pettinature, colori, cicatrici, cappelli e moltissimo altro. Nel tutorial vengono spiegate le basi e una caratteristica unica del personaggio, base edificante del gameplay di Code Vein, la possibilità di fondersi con qualsiasi tipo di sangue per adottare uno stile di combattimento che più si addice al giocatore. Si partirà con tre codici sanguigni e ben presto l’elenco verrà ampliato permettendo di sviluppare il proprio stile unico. Alcuni verranno regalati dai personaggi non giocanti, altri recuperando vestigi negli angoli più bui della mappa durante l’esplorazione. Ogni codice presenta abilità attive e passive, basate su uno specifico indirizzo. Utilizzandole sarà possibile impararle permettendo di “equipaggiarle” in altri di essi.

A caccia di vestigi

Esplorare ogni centimetro è ricompensato con oggetti e vestigi. Quest’ultimi sono indispensabili sia a livello di gameplay, per aumentare i codici sanguigni, sia a livello di trama. Nel hub centrale si potranno potenziarli entrando in un mondo onirico dove viene approfondita quasi completamente la trama, scoprendo retroscena tra tutti i personaggi che si incontreranno. Rispetto ai classici collezionabili che portano solo a una scritta o ad un audio, in Code Vein si entra nel ricordo, ascoltandolo e vivendolo in terza persona, accompagnati da una melodia perfetta. Alcuni personaggi che si incontreranno ci seguiranno e combatteranno dando un aiuto non indifferente ogni singolo passo. Ovviamente è possibile proseguire come un lupo solitario ma fa parte del processo per rendere il gioco più accessibile a tutti. Purtroppo il loro essere petulanti continuando a parlare durante l’avventura non li fa amare come succede con i loro ricordi.

Guglie e statue

Purtroppo non tutto si appresta su un alto livello. Nonostante un’ottima ambientazione con un grandissimo richiamo al barocco e al gotico, ci si trova davanti ad asset ripetitivi per le costruzioni, togliendo quasi completamente punti di riferimento ed aumentando la confusione. Soprattutto nel livello della cattedrale dove un lungo e tedioso percorso rovina di molto esperienza di gioco. Prima di questo pezzo ero quasi rapito, dopo ho fatto fatica a guardarlo con gli stessi occhi. Ci si trova in un labirinto di porte e leve, scale e strade chiuse. Difficile toglierselo dalla testa e, se non fosse per il fatto che avessi dovuto recensire il gioco, l’avrei abbandonato lasciando il gioco a metà. Anche la grafica non riesce ad incidere, texture sbavate e povere di dettagli, insieme all’immancabile compenetrazione tra qualsiasi cosa possa indossare il personaggio. La grafica non è tutto ma anche l’occhio vuole la sua parte.

Fan service

Essendo Code Vein un titolo molto giapponese, ovviamente il fan service è presente sottoforma di seni abbondantemente generosi, quasi da essere sproporzionati. Il perbenismo da anime è estremamente accentuato. Non si può passare da cattivi e le poche possibilità di fare una scelta sono basate sui ricordi e non spostano di un millimetro la trama. Ci si trova a combattere per Louis, colui che sta cercando un rimedio per fermare la sete di sangue e, cascasse il mondo, quella sarà la strada che si dovrà percorrere. Inoltre il nostro personaggio è muto e asseconda ogni scelta annuendo e, nei casi più estremi, porgendo la mano. L’anonimato fatto a personaggio. Altri suoi simili sono andati in giro con un piede di porco e hanno dettato legge, lui nonostante armi e poteri non riesce a farsi ricordare, anzi spesso fa storcere il naso.

Salvare il mondo in mutande

Sempre per restare in tema giapponese, loro, come ben saprete, salvano il mondo con stile. Le armature oppure le spade create con un solo blocco di metallo sono per gente medievale. Se sei un personaggio maschile sei coperto dalla testa ai piedi anche se sarà solo cotone, mentre se sei di sesso opposto, mi dispiace, un reggiseno e una gonna giusto per coprire, anche se la missione è tra 4 metri di neve, tanto hai un colbacco. Capisco il fan service e tant’altro ma quando è troppo rischia di diventare stucchevole, soprattutto se hai un ottimo prodotto tra le mani. Inoltre, il poco spessore dei personaggi secondari non aiuta sotto questo punto di vista. Considerando che si possono raggiungere le 30 ore per completare Code Vein, soprattutto per il finale “buono” che richiede la raccolta di tutti i vestigi, avere qualcuno di carismatico nelle vicinanze è un grande aiuto.

L’ultimo vischio

In breve Code Vein è un titolo con una costante molto alta ma con picchi negativi molto accentuati. Tolta la parte fan service che è soggettiva, la grafica mediocre e alcune scelte di level design sono molto al di sotto del resto. Nonostante quattordici boss ben caratterizzati e un sistema di raccontare la trama “nascosta” ottimamente pensato, non riesce a imporsi ad un livello tale da poter impensierire il capostipite del genere. Detto questo è impensabile lasciarsi scappare il titolo di Bandai Namco, soprattutto se si è disposti a soprassedere ai difetti sopra elencati. Se amate i Souls-like non avere in libreria Code Vein potrebbe essere considerato un grave errore.

Migliorabile sotto alcuni aspetti

Code Vein è un bel Souls-like che cerca di rendere il genere accessibile a tutti, spesso ci riesce ma pecca nella grafica e in molte scelte di level design. Nonostante questo, l'ambientazione e la storia narrata regalano al titolo di Bandai Namco una trentina di ore solo per essere finito e filano via senza troppi problemi.

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Code Vein:
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Code Vein: recensione del Souls-like in salsa anime ultima modifica: 2019-10-09T10:00:44+02:00 da Silig

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