Become: il videogioco che racconta l’origine della vita come non l’avevamo mai vista

Ci sono giochi che scopri per caso e che, nel giro di pochi secondi, ti fanno dire: “Ok, questa cosa è completamente folle… ma voglio saperne di più”. Become rientra perfettamente in questa categoria. Trovato quasi per sbaglio su YouTube, è uno di quei titoli che colpiscono subito per il concept, prima ancora che per il gameplay.

L’idea alla base è tanto semplice quanto assurda: vivere il viaggio della vita impersonando uno dei milioni di spermatozoi lanciati in una corsa disperata attraverso il sistema riproduttivo umano. Sì, è esattamente quello che stai pensando. Ed è proprio per questo che funziona.

Un’idea fuori dagli schemi

Become parte da un presupposto universale: siamo nati tutti così. Ma invece di trattarlo come un tabù o come una battuta fine a sé stessa, il gioco trasforma questo concetto in un’esperienza ludica vera e propria.

Il viaggio dello spermatozoo diventa una metafora, ma anche una sfida concreta. Non basta “nuotare”: bisogna sopravvivere a un microcosmo pieno di pericoli, ostacoli e imprevisti, dove solo uno arriverà alla meta finale.

Il microcosmo come campo di battaglia

Dal punto di vista del gameplay, Become si presenta come un gioco di movimento e riflessi. Contorcersi, scattare, evitare ostacoli e sfruttare il momentum diventano azioni fondamentali per avanzare.

L’ambiente non è solo uno sfondo: è un vero e proprio livello pieno di minacce. Correnti, restringimenti, zone pericolose e competizione con altri spermatozoi trasformano il viaggio in una corsa contro il tempo e contro gli altri.

È una reinterpretazione sorprendente del concetto di “race game”, declinato in un contesto biologico tanto delicato quanto affascinante.

Tra ironia e consapevolezza

È facile pensare che Become sia solo un gioco scherzoso, costruito attorno a una provocazione. In realtà, dietro l’ironia evidente, c’è anche una riflessione interessante.

La vita come gara, il caso come fattore determinante, la sopravvivenza come unica legge. Tutto viene raccontato senza parole, attraverso il movimento e la pressione costante del sistema di gioco.

Non c’è retorica, non c’è moralismo. Solo un’idea chiara: il nostro inizio è stato una competizione brutale e assurda, e Become la mette in scena senza filtri.

Uno stile visivo funzionale al concept

Dal materiale mostrato, Become adotta uno stile visivo pulito, leggibile e coerente con il contesto microscopico. L’obiettivo non è lo shock visivo, ma la chiarezza dell’azione.

Ogni elemento dell’ambiente è pensato per essere riconoscibile e comunicare pericolo o opportunità. Questo è fondamentale in un gioco dove il movimento è tutto e la reattività fa la differenza.

Un gioco che divide (ed è giusto così)

Become non è un titolo che piacerà a tutti. Il tema è particolare, il concept è spinto e l’idea stessa potrebbe risultare scomoda o ridicola per alcuni.

Ma proprio per questo è interessante. In un mercato spesso dominato da formule sicure e ripetitive, un gioco che osa raccontare qualcosa di così universale in modo così diretto merita attenzione.

Per chi è Become

Become potrebbe essere perfetto per chi:

  • ama i giochi con concept originali;
  • apprezza esperienze brevi ma intense;
  • cerca qualcosa di diverso dal solito;
  • non ha problemi con ironia e temi insoliti;
  • è curioso di vedere fin dove può spingersi il game design.

Non è il classico gioco da centinaia di ore, ma potrebbe essere una di quelle esperienze che si ricordano proprio per la loro unicità.

Un viaggio che vale la curiosità

Become è uno di quei giochi che non sapevi di volere, ma che ti incuriosiscono immediatamente. Un’idea semplice, portata avanti senza vergogna e senza paura di risultare strana.

Ed è proprio questa mancanza di filtri a renderlo interessante. Perché, in fondo, parlare di come siamo nati tutti è forse il modo più diretto possibile per parlare della vita.

Pagina Steam ufficiale di Become

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