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Ancestors: The Humankind Odyssey: Recensione

Tempo di lettura: 6 minuti

Recensione di Ancestors: The Humankind Odyssey, versione pc. La copia del gioco è stata gentilmente fornita da Star2Com.

È nato prima l’uovo o la gallina?

In ambito video ludico il tema dell’evoluzione non è mai stato trattato in modo completo. Solo Spore, sviluppato da Maxis ci ha provato, ma Ancestors: The Humankind Odyssey è un prodotto completamente a sé stante.

Il primo, e al momento, unico prodotto di Panache Digital Games, studio con a capo Patrice Désilets, conosciuto per i primi tre Assassin’s Creed e per Prince of Persia: Le Sabbie del Tempo, e pubblicato da Private Division è uscito il 27 agosto esclusivamente per PC.

Ancestors: The Humankind Odyssey ruba due caratteristiche dal genere dei 4X, ovvero expand ed explore (espansione ed esplorazione) e li inserisce in un contesto survival, con un pizzico (molto piccolo) di gestione delle unità e crafting.

Monkey Island

Descrivere il gameplay di Ancestors: The Humankind Odyssey non è semplice. Esso mischia molti elementi di vari generi. Lo scopo è di evolversi nel modo più veloce possibile rispetto ad altre progenie. Per adempiere al compito si dovrà esplorare per conoscere nuovi luoghi e oggetti, utilizzando l’intelligenza del primate, oppure l’udito o l’olfatto.

Se l’elemento analizzato è già conosciuto verrà mostrata l’icona corrispettiva, mentre in caso contrario un grande punto di domanda, permettendo di trovare istantaneamente oggetti o animali sconosciuti per essere analizzati.

Ogni azione viene calcolata per aumentare l’esperienza relativa all’azione stessa. Utilizzare di continuo l’intelligenza permetterà di potenziarla, stessa cosa per gli altri sensi. Raccogliere un oggetto aiuterà ad imparare a maneggiarli con maggior destrezza e cooperare con gli altri primati aumenterà le abilità relative a quel ramo.

Scimmia fa. Scimmia ripete

Ancestors: The Humankind Odyssey è essenzialmente questo. Una lunga ed estenuante ripetizione di azioni atte a “potenziare” la tribù. Per chi si ricorda del primo Assassin’s Creed, questo “simulatore di evoluzione” è abbastanza simile nella tediosità delle azioni, in più manca tutta la parte della storia, per ovvi motivi.

Il gioco è farcito di cut scene, relative nel mostrare il nuovo nato non saltabili sempre uguali a sé stesse e per mostrare le nuove aree scoperte, con una stupenda visuale dall’alto esplorativa e gli scontri tra animali selvatici. Anche nel cambio generazionale sono presenti filmati, anch’essi da vedere completamente.

Dopo le prime ore di esplorazione, anche per l’utente, la stanchezza nel ripetete sempre le stesse azioni si fa sentire, un vero peccato. Così come fu per il primo capitolo dedicato all’assassino.

Una lunga passeggiata sul molo corto

Il gioco di esordio di Panache Digital Games, che si presenta con il proprio logo ad inizio gioco con un fastidiosissimo effetto audio, da un grande enfasi sul ruolo della prole nella società. Lo sviluppo delle “abilità” avviene in modo simile a come accade con il sistema dei cristalli della famosa saga JRPG Final Fantasy.

L’utilizzo di una determinata azione sblocca la possibilità di appenderla, poi si spendono i punti esperienza per impararla. Tutte queste abilità vengono perse nel cambio generazionale a meno che non vengano impresse sui giovani. Si può salvare un’abilità per ogni nuova leva.

Nessuna indicazione viene spesa sulla quantità necessaria di esperienza o per sbloccare un’abilità. Scelta precisa e condivisibile, infatti, tolte le pochissime informazioni iniziali riferite ai comandi e all’interfaccia, nient’altro verrà descritto. L’obiettivo, è evolversi per primi e questo compito viene dato nei primi minuti di gioco e non verrà cambiato.

Toh, una scimmia a tre teste

Il mondo di gioco è ben colorato, riempiendo lo schermo di elementi in tutte le dimensioni, purtroppo, tolti i pochi animali ostili non è così vivo come si potrebbe pensare. Anche avanzando con le generazioni e procedendo per 300-400 anni la conformazione di tutto il paesaggio non cambia.

Diverso il discorso con il passaggio all’epoca successiva, basata all’incirca ogni miliardo di anni. La mappa di Ancestors: The Humankind Odyssey si evolve insieme alle scimmie protagoniste, passando da aree più accoglienti a quelle desertiche.

I nemici presenti, purtroppo, sono dei piccoli contorni solo per mettere un leggero pepe all’esplorazione. Essi non sono furbi e nonostante ferite quasi mortali torneranno alla carica dopo pochi secondi, giusto il tempo di prendere la rincorsa. Spesso può succedere che attacchino girati di spalle, dando il via a situazioni abbastanza surreali.

Monkey combat

Gli animali ostili sono spesso mortali e molti di loro possono portare alla dipartita prematura della scimmia che stiamo utilizzando con meno di due attacchi. La difesa si basa semplicemente su una specie di Quick Time Event ma a singolo tasto. Se si preme nella direzione del nemico con un oggetto atto all’offesa si attacca, oppure si schiva. Semplice e utile solo per guadagnare l’esperienza per sbloccare le abilità ma spesso è un’operazione fastidiosa.

Per evitare gli scontri è possibile intimidire l’avversario oppure scappare al primo segnale di pericolo, il risultato, se in gruppo, è identico. Pochi animali sono immuni all’intimidazione. Le scimmie protagoniste dovrebbero essere le prede, ma diventare predatori è facile come esplorare.

Tutte le azioni che si compiono sono basate su un “click”, appena si sente si avrà una finestra più o meno lunga per concludere la mossa. Sbagliare i tempi significa concludere negativamente l’attività.

Se chiudo gli occhi posso ancora sentire le scimmie

Purtroppo anche il reparto grafico non eccelle. Si salvano, come già detto in precedenza, i colori e l’atmosfera generale che permea l’area circostante. Le animazioni sono di fattura superiore al resto ma anche questo elemento soffre della stessa problematica generale, la ripetitività.

Compenetrazioni tra scimmie o rocce sono all’ordine del giorno e la scalata automatica spesso si incastra in caso di appigli non propriamente allineati tra loro.

L’audio si salva con musiche tribali, anche se altamente ininfluenti all’immersione generale. Discorso diametralmente opposto per gli effetti audio che incutono lo status di preda con risultati sperati. Così come i richiami tra i primati e gli effetti della natura.

Conclusioni scimmiesche

Per farla breve Ancestors: The Humankind Odyssey è un’opera dall’elevato potenziale ma, purtroppo, sfruttato non nei migliori modi. La sensazione di ripetitività è sempre presente e molte azioni sono altamente evitabili, quali il riconoscere ogni volta gli elementi già conosciuti tramite l’uso dei sensi anche quando siamo limitrofi ad essi.

L’idea di fondo è interessante e senza considerare le tediose operazioni obbligatorie per avanzare sarebbe un ottimo gioco. Peccato che siano obbligatorie e perdere tempo per “farmare” le solite azioni dopo poche ore di gioco stanca.

Il titolo di Panache Digital Games è pur sempre un’eccellente base su cui partire. Alcuni aspetti sono molto interessanti ma vengono sommersi dalle problematiche sopra descritte. Se ripetere azioni non è un problema, è il gioco giusto per voi, altrimenti potrebbe essere un passatempo in attesa di qualcosa che rientri di più nelle vostre corde.

Interessante ma bloccato dalla ripetitività

Ancestors: The Humankind Odyssey sviluppato da Panache Digital Games e pubblicato da Private Division è un crogiolo di generi. L’obiettivo è di evolversi per primi e per far ciò si dovrà esplorare, imparare e tant’altro. Purtroppo la ripetitività generale del gameplay nasconde alcune caratteristiche riuscite. Inoltre molti elementi sono semplificati e non riescono a focalizzare il giocatore sugli scopi del gioco.

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Ancestors: The Humankind Odyssey:
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Ancestors: The Humankind Odyssey: Recensione ultima modifica: 2019-09-02T18:00:15+02:00 da Silig

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